Archivio mensile:marzo 2011

Per fare ova tuffate in sua cortece

In attesa che svanisca l’effetto dell’ultima operazione (yes, the latest, ma potrebbe anche essere the last!!!) che mi lascia a bocca rigorosamente chiusa con la faccia un po’ gonfia e il naso sempre più impertinente, mi consolo guardando film a tema culinario (tipo No Reservations con Catherine Zeta-Jones e Aaron Eckhart) e leggendo un sacco (oggi che la testa sta un po’ meglio mi sa che dovrò tornare alla traduzione, ma negli ultimi due giorni mi sono sfogata a far la malatina).

Tra le letture, le più varie, che spaziano dalla Vita di Chopin sull’iPhone alla rivista Storica del National Geographic, ho trovato sul numero di marzo della suddetta, un interessante articolo sul primo cuoco della storia a dare nel suo celebre ricettario Libro de arte coquinaria dosi e tempi di cottura, rigorosamente scanditi in numero di paternoster, visto che nel ‘400 non avevano ancora inventato il timer e pare neppure l’orologio…

Sembra che Maestro Martino sia stato uno dei primi scopritori della cucina a chilometri zero, che abbia ridimensionato l’uso di spezie orientali (divenute troppo care per via della crisi dei commerci con l’Oriente, nihil sub solem novum) a favore delle nostre locali: alloro, rosmarino, maggiorana, finocchio, prezzemolo, e che abbia codificato cibi ancora adesso molto comuni come la frittata e le polpette.

Proprio per questo mi sta particolarmente simpatico, in questi giorni di chi ha denti non ha pane e chi ha pane non ha denti, trovo succulenti i mangiarini che, come si suol dire, ti si sciolgono in bocca. E poi ho finalmente trovato la ricetta imbattibile per l’uovo alla coque come piace a me. In realtà molto dipende dallo spessore del pentolino e dalla quantità di uova, ma due uova nel mio pentolino standard si cuociono perfettamente così:

Metti le ova fresche in l’acqua freda, et falle bollire per spatio d’un paternostro o un poco più, et cavale fore.

Lo spatio d’un paternostro o un poco più per me è un paternostro detto con consapevolezza e un’avemaria con passo allegro. Lo inserirò nel mio libro di cucina.

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