Archivio mensile:maggio 2011

Catena di ricette via email

La prima volta che ho ricevuto la mail annaspavo nel lavoro (anche adesso, ma pure nella noia!), poi me l’ha rimandata un’altra amica/collega e si sa… io ai traduttori/alle traduttrici non riesco a resistere… dunque l’ho fatto:

Ciao!
Sei stato invitato/a a partecipare a uno scambio di ricette! Spero che partecipi, ho scelto chi penso lo troverebbe divertente.
1. Per favore invia una ricetta alla persona il cui nome è al numero 1 in basso (anche se non la conosci). Deve essere qualcosa di semplice, con ingredienti semplici. Di fatto, la miglior ricetta è quella che sai fare a memoria e riesci a scrivere e inviare adesso.
Non ti preoccupare, manda quella che fai quando hai poco tempo per cucinare.
2. Dopo aver inviato la ricetta alla persona numero 1 (solo a quella!), copia questa mail in un nuovo messaggio, sposta il mio nome alla posizione numero 1 e metti il tuo nome nella posizione numero 2.
Nel tuo messaggio devono esserci solo il mio e il tuo nome quando lo invii. Mandalo a 20 amici mettendoli in CCN.
Se non riesci a farlo entro 5 giorni, dimmelo, per correttezza verso i partecipanti.
Dovresti ricevere 36 ricette, è divertente vedere da dove ti arriveranno!
Raramente le persone interrompono perché a tutti piacciono le nuove idee, il ritorno è veloce perché ci sono solo due nomi in lista e va fatto solo una volta.

POSIZIONE 1: pinco.pallino@sceglitu.it

POSIZIONE 2: vispateresa@lastessamia.com

(N.B.: questi sono nomi di invenzione)

I miei 2 nomi nella lista erano appunto 2 traduttori e al primo ho mandato una ricetta che definire ricetta… mhhh… parole grosse:

Occorrente: un pacchetto di misticanza, possibilmente bio (quella della Coop va benissimo), olio buono, sale (rosa himalayano, ma anche no, nel senso che se ne può fare a meno se si usa il gomasio), aceto (se proprio ti piace), gomasio (magari quello con le alghe tipo il Gomasio super alghe della Finestra sul cielo), semi misti (girasole, papavero, zucca…)
Apresi pacchetto di misticanza (gia’ lavata!) e versalosi nell’insalatiera, condiscesi con olio, eventualmente sale e aceto. Spruzzasi sopra manciata di semi e una spolverata di gomasio. Girasi un’altra volta (la misticanza, non il/la cuoco/a). Mangiasi.

Pronti… via!

Questa è la prima ricetta che mi è arrivata, qualche minuto fa:

TORTA AGLI AMARETTI

200 gr farina
200 gr zucchero
75 gr burro
200 gr amaretti
3 uova
100 gr mandorle pelate
3 uova
1/2 bicchiere di liqure all’amaretto
1/2 bustina di lievito
4 cucchiai di marmellata alle prugne

Mescolare 75 gr di zucchero burro fuso lievito 2 cucchiai di liquore 1 uovo intero porre in frigo per 10 minuti e poi con questo impasto foderare una teglia stendervi sopra la marmellata, inzuppare gli amaretti nel liquore e disporli sulla marmellata, frullare mandorle e zucchero e uova rimaste e versare la crema sugli amaretti. Infornare per 1 ora a 160°

Ci proverò col burro di soia.

Se qualcuno non ha già ricevuto 6 richieste analoghe e ha voglia di fare la catena alimentare, mandatemi un messaggino e io vi giro la mail vera.

Ok, torno a tradurre…

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Datemi una padella e vi (mi) solleverò il morale

Ho un’amica in Umbria, ora felicemente in pensione, che quando lavorava all’Alitalia (ai tempi in cui l’Alitalia era ancora tale e in aereo si mangiavano pasti veri e c’era la prima, la business, e la classe in cui viaggiavo io) si occupava dei menù su tutti i voli di tutte le tratte: vegetariani, kosher, vegani, normali, a seconda di quello che normale significa nei vari paesi in cui viaggiava la nostra compagnia di bandiera… In ogni paese aveva chef che progettavano menu equilibrati e vari, e fra questi figurava l’italianissimo chef di Carlo e Diana (sì quello che progettava i pasti anche per il principe azzurro Will!).

Proprio lui (lo chef, non Will!) le ha insegnato che un buon piatto deve contenere 4 ingredienti, 5 a esagerare, e più è semplice più è buono. Così tornata nella mia seconda casa (quella dei fornelli qui a fianco), ho deciso di seguire il consiglio. Ma per poterlo seguire, dato che si tratta di una seconda casa in via di allestimento, sono dovuta andare a comprare una padella. Oscillo sempre tra i miei due Gemelli zodiacali: da una parte il gemello barocco vorrebbe ogni possibile utensile e gadget, dall’altra il gemello zen sogna una wok, una caffettiera e un bollitore per il tè. Questa volta, ho dato retta a lui e ho preso una padella tuttofare (che la caffettiera e il bollitore ce li abbiamo già).

Ma la padella e i 4 ingredienti non sarebbero garanzia di riuscita se non fosse che le materie prime provengono da un banco di contadini/produttori bio di Bolsena che arrivano al mercato coperto di Città della Pieve tutti i sabati. Bisogna partire di casa per tempo e armarsi di pazienza perché non c’è il numeratore e il banco è sempre affollatissimo. Hanno poca varietà di frutta, quella di loro produzione, ma tante verdure ed è tutto freschissimo oltre che buonissimo.

Così ho preso dei pomodorini, un po’ di basilico e una testa d’aglio per il pranzo. E coste per cena, che a casa avevo già le uova di galline allevate a terra.

Per pranzo ho fatto imbiondire uno spicchio d’aglio nell’olio di nostra produzione, poi ho messo i pomodorini tagliati a metà per 7 minuti; mentre bolliva la pasta che ho scolato in padella e profumato con un po’ di basilico (5 ingredienti, 6 con il sale, avrò esagerato?)

Per la cena, seguendo il metodo usato dalle amiche indiane che non fanno prima bollire le verdure a foglia come gli spinaci o le coste, ma le cucinano velocemente tagliate o meglio spezzate direttamente in padella con mezzo bicchiere d’acqua, mi sono fatta una bella frittata, o forse non bellissima ma di sicuro buona.

Più semplice di così… e mi ha messo molto di buon umore! Per l’occasione ho deciso di cambiare anche faccia al blog. Che ne pensate?