Archivio mensile:febbraio 2012

Una tranquilla domenica di internet

Ecco la mia prossima ricetta: 😉 (clicca lo smiley!)

ore 17: realizzata! Ed è la mia prima ricetta da Pellegrino Artusi (via Vale via Benedetta), chi ben comincia… Chissà se stasera si stupirà la cuochetta?!?!

Asta al ribasso

Ieri sera la traduttrice ha cucinato questo bellissimo piattino…

Ora, a un primo sguardo si potrebbe cadere in inganno e considerarla una preparazione elaborata, ma……… voi che ci conoscete sapete che deve esserci un inghippo! Esatto, avete indovinato! Certo che è un surgelato, ma – attenzione! – di prima qualità: arriva (il totano) dal Picard di via Nicola Fabrizi di nuova apertura. Sette minuti in padella ed è pronto! I piselli, invece, hanno richiesto addirittura alcuni minuti di lessatura… accidenti!

 

Oggi, la figlia della traduttrice, che non voleva sentirsi da meno, ha rilanciato…

Si tratta di uno sformato* per i palati più raffinati, una vera prelibatezza! La preparazione – di difficile imitazione e lunga fattura – consiste nella pelatura e affettatura di 5-6 patate, da disporre in una teglia precedentemente unta, su cui appoggiare alcune fette di prosciutto cotto e mozzarella, per concludere con un ulteriore strato di patate, una spolverata di pan grattato e un filo d’olio. Unica accortezza, la salatura delle solanacee e del cacio. Delicatissima anche la fase della cottura in forno, che richiede di completare i 30 minuti a 180/200°C gradi con 5/10 minuti di grill.

Scherzi a parte… era molto buono!!! Il principe azzurro, dai gusti più semplici di quelli di un pargolo appena svezzato, ha molto apprezzato!

 

E domani torniamo alle buone abitudini! READY, STEADY…

* Sformato di patate di CookingCakeShow

Cesarina speaking

Quest’oggi la sorellina è venuta a prendersi la sua fetta di crostata che si mangerà in santa pace stasera per consolarsi del fatto che la sua famiglia quasi (a)normale l’abbandona a cena (mentre c’era ne ha mangiato anche una fettarella qui, per farsene un’idea…) e mi ha suggerito di mettere sul blog la foto qui accanto della nostra pasticcera di famiglia.

Sostiene che da come teneva le ovine in mano (della gallina che i nonni le avevano regalato per il compleanno!) si capiva che aveva la pasta della cuoca.

La foto è appesa sul lavello da una quindicina d’anni (come si vede dalla foto della traduttrice-si-fa-per-dire-ai-fornelli) ed è ormai diventata tutt’uno con la cornice, lo si nota dalle gocce che sono scivolate tra il vetro e la stampa e appaiono nella scansione, perché è impossibile staccare la foto senza che si spezzi: eccola qui, la nostra cuoca.

E ora sappiamo da chi ho preso il sorriso!

Diamo a Cesare quel che è di Cesare!

Miei cari amici bloggers, eccomi tornata!!!! Le lezioni sono ricominciate da ben due giorni e sono ancora viva… Un buon risultato! La traduttrice-che-vien-giù-dai-monti è appena tornata dalla una mini vacanza di Carnevale in cui ha fatto le zia e ho finalmente avuto il responso sulla torta perparata questa domenica! Ho aspettato il critico ufficiale perché il nuovo esperimento non fa parte del mio genere di torte preferite, quindi il mio giudizio non sarebbe stato molto affidabile. Ma prima di passare alla ricetta, permettetemi un appunto…

Chiunque abbia incontrato anche soltanto una volta la traduttrice non può non ricordare il suo sorriso e la sua risata. Sono le due espressioni che illuminano il suo viso per quasi tutte le ore di veglia! E sono anche quelle con cui accoglie la maggior parte delle notizie, che si tratti di una vincita della lotteria, di un regalo, di una nipote che la cancella da Facebook o da una figlia che ne disconosce l’impegno culinario degli ultimi vent’anni… La traduttrice, infatti, ha riso leggendo la descrizione del suo aiuto in cucina e il racconto della sfilza di surgelati che adoravo da piccola – di cui potete leggere nei post precedenti – e ha anche mostrato una buona dose di autoironia nei commenti lasciati. Ma l’altro giorno mi ha fatto chiedere dalla nipotina di cinque anni: «Come faceva la tua mamma a cucinare la polenta?». E in prima persona: «Ma non hai scritto delle cene della musica?!». Insomma, in fondo in fondo mi sa che c’è rimasta male, per questi racconti che non le rendono di giustizia! Così ho deciso di spezzare una lancia in suo favore e raccontarvi quanto amore sia in grado di mettere nei suoi piattini. È vero, non succede spesso che cucini pranzi, cene e dolci per gli amici, ma, quando lo fa, sceglie materie prime di ottima qualità e mette tutto il suo impegno per deliziarli con pietanze fantasiose! Nei primi due anni del mio liceo, un martedì ogni due settimane eravamo solite ospitare la “CENA DELLA MUSICA”, alla quale partecipavano la mia migliore amica con la sua mamma e le nostre insegnanti di violino e pianoforte (qualche volta si è unita a noi anche una simpaticissima arpista). Per queste occasioni la traduttriche-che-ogni-tanto-si-mette(va… ahahahah)-ai-fornelli preparava pietanze buonissime, con una predilezione per il multietnico! Ricordo serate indiane e serate messicane (forse bisognerebbe dire tex-mex)… Un chilli con carne da urlo, con ingredienti provenienti dalla macelleria Coalvi. E naturalmente home made guacamole! Ma non dovete pensare che mettesse il grembiule solo in onore degli ospiti. Quand’ero più piccola, per esempio, mi preparava una squisita torta alla yogurt con il Bimby! E, quando mi faceva le crêpes, le farciva con una grandissima varietà di ingredienti: dal tipico prosciutto-e-formaggio al paté d’oliva, dalla crema al tartufo bianco di Giovanni Rana (ok, non esattamente da puristi, but still…) alla Nutella, passando per la panna montata! Inoltre, preparava una splendida insalatina di spinacini, pancetta e grana… Ed è anche molto brava a fare i risotti! Ricordo ancora il gusto di quello che ha cucinato una sera per me e una sua amica: zucchine e gamberetti, ma sfumato con il vino rosso! In un certo periodo mi preparava addirittura lasagne e pasta al forno… E che dire delle mitiche backed potatoes con tanto di sour cream? Per non parlare della già citata pasta alla carbonara (ora che ci penso, me l’ha cucinata di recente – giusto due o tre anni fa, ma cosa saranno mai in confronto all’età dell’universo??? – e l’ha resa un piatto unico e straordinariamente personale profumando il piatto con qualche goccia del suo sangue… Eh già per amor mio ci ha rimesso anche un pezzo di dito!). E poi, diciamocelo: mica è colpa sua se la sua unica coinquilina è una figlia monotematica, che vivrebbe di frutta, pizza e gelato, no???!!!

 

Allora, traduttrice, così va un po’ meglio?

 

Ma torniamo a noi!!!! Domenica mattina, dopo essere andata a dormire – udite, udite! – alle 05:30 (no, non del pomeriggio, della notte!) mi sono alzata di buona lena al suono della sveglia… Non volevo certo correre il rischio di dover fare la torta in tutta fretta! Così alle 07:00 (oh yeah, non ci facciamo spaventare da niente!) mi sono messa all’opera per preparare la…

 

Domenica 19 febbraio 2012

CROSTATA DI PESCHE E MANDORLE di armoniaincucina (pasta frolla) e Saltando in padella (farcitura)

Per la frolla (la prossima volta raddoppierò le dosi):

200 gr farina

70 gr zucchero

1 uovo

50 ml di olio di semi

scorza grattata di ½ limone (o aroma di vaniglia)

1 pizzico di sale

Per la farcitura:

1 vasetto di pesche sciroppate (o 4 pesche fresche)

3/4 di un vasetto marmellata di pesche

50 gr di mandorle

Mescolare l’uovo e lo zucchero fino ad ottenere un composto spumoso. Aggiungere l’olio. Incorporare la farina, la scorza di limone e il sale. Lavorare con le mani fino ad ottenere un impasto omogeneo. Formare una palla, avvolgerla nella pellicola da cucina e farla riposare un’ora in frigorifero. Dopodiché lasciarla riposare 5 minuti a temperatura ambiente, poi stenderlo. Per semplificare questa operazione può essere utile inserire l’impasto tra due fogli di carta forno. Trasferire il foglio inferiore di carta forno su cui è adagiato l’impasto steso in una tortiera con cerniera. Spalmarvi sopra uno strato di marmellata e coprire con le mandorle tritate. Disporvi le pesche tagliate a fettine a raggiera (dopo averle sciacquate, scolte e asciugate). Coprire con altra marmellata per chiudere i buchi tra le fette. Arrotolare su se stessi i bordi di pastafrolla. Infornare a 170°C per circa un’ora.

Per essere la mia prima crostata, direi…… Non male! Sarà che, a dire il vero, non è esattamente la prima? Qualche giorno fa, guardando vecchie foto, ne ho trovate alcune che mi hanno ricordato che avevo già avuto una passione per la preparazione dei dolci in passato. Ed era proprio in quella fase che la traduttrice-che-non-mi-fa-mai-mancare-nulla mi aveva regalato la splendida teglia in silicone! In realtà, però, quella volta mi ero limitata a una crostata e una teglia di biscotti (anzi, di cookies). Questa foto mi fa molta tenerezza… Il confronto tra la crostata di allora e quella attuale mi fa pensare che forse in questi anni di pausa ho imparato anche senza esercitarmi……… Ahhhhh, che mondo sarebbe senza neuroni a specchio?!

Non so ancora che torta preparerò domenica, ma vedrete che qualcosa dal forno uscirà! Restate connessi!

Un tuffo nel passato

Cari amici blogger, questa mattina ho letto un commento della traduttrice che mi ha fatto venire questa ideuzza……. Vorrei raccontarvi delle passioni gastronomiche della mia infanzia! Una cassettiera enorme, completamente colma di sorpresine (ormai mandate alla discarica), e i racconti della proprietaria del blog testimoniano che il mio primo grande amore sono stati gli Ovetti Kinder! È stata l’altra traduttrice a regalarmi il primo, quando avevo solo otto mesi, e da quel giorno per molti molti anni sono stati una presenza costante nella nostra dispensa! Vi racconterò un aneddoto…

Nel lontano 1992, verybigapple e io abbiamo accompagnato la mitica traduttrice a dare un concorso a Forlì (tralasciamo il fatto che ho preso la pertosse e ho completamente rovinato il vestito scelto per l’occasione, costringendola a presentarsi in jeans…). Mentre stavo giocando nella camera dell’albergo con la zia, quest’ultima ha visto la nostra prode rientrare e ha esclamato: «Vale, è arrivata una sorpresa per te!» Io mi sono fiondata ad aprire il frigorifero; poi, non trovando cosa cercavo, mi sono voltata e, vedendo la traduttrice, ho corretto il tiro: «Ti cercavo nel frigo!».

Mi è stato raccontato che, quando l’anno successivo siamo andati in America, ho vissuto di cioccolato, pizza e banane. Tra i vaghi ricordi di quegli anni c’è poi la tipica colazione estiva, in quel di Sanremo: era una Barchetta Algida. E, sempre a Sanremo, andavo pazza per il “riso mare” (che la traduttrice-da-sempre-molto-spartana mi lasciava mangiare da sola a 11 mesi, stendendo un telo sotto il seggiolone) e le meravigliose lasagne di Peppino, il cuoco dei Bagni Paradiso… Mamma mia, che bei ricordi!!! Un’altra passione dei primi anni di vita sono stati senz’altro i lamponi e le lamponie (more, of course). E che dire della minestrina con le letterine??? Ma i ricordi di quegli anni sono un po’ sfocati. Da quando ci siamo trasferiti a Torino, si fanno più nitidi… Ho progressivamente ampliato la gamma di merendine: da Ovetti e Barrette Kinder dell’asilo a Nutella, Kinder fetta al latte, Kinder Pinguì, gelato Abit crema e cioccolato (che delusione il cambio del formato e, soprattutto, il successivo cambio della formula!!!), gelato Häagen-Dazs al dulce de leche o cookies and cream, Flauti Mulino Bianco, pain au chocolat Carrefour, Kinder Cereali, Kinder Colazione Più, Kinder Paradiso (ma solo a casa dei nonni paterni), Duplo (solo da mio papà), Oro Ciock delle elementari, per arrivare agli ancora più malsani Kinder Bueno, Mars, Twix e Kit Kat delle medie! Durante una spesa all’Iper Coop abbiamo trovato (e prontamente acquistato, scherziamo?!) il barattolo di Nutella da 1 Kg. Ricordo che l’ho posizionato di fianco al divano, con sopra un cucchiaino: lì è rimasto fino ad esaurimento scorte… ma vi assicuro che il suo soggiorno è stato breve! E le caramelle???? Prima quelle che arrivavano clandestinamente da nonna bombo (la traduttrice aveva chiesto alla mia babysitter di Buttigliera di non darmi caramelle, ma quando ho imparato a parlare mi sono tradita da sola… Chissà perché chiamavo la sua mamma “nonna bombo”???), poi le peperite della maestra Giorgy e più tardi taaaaante caramelle gommose! E non potevano mancare PringlesCipster, nuvole di drago e pop corn! Mi sembra ormai chiaro che il junk food ha ricoperto un ruolo fondamentale nell’alimentazione dei miei primi 13-14 anni di vita!!!!!

Ma quello che avevo intenzione di raccontarvi, in realtà, è un’altra cosa. Dovete sapere che grazie alla presenza di una mamma (sì, sempre la traduttrice) molto accomodante ho potuto dar libero sfogo alla mio amore per la routine! Così, quando mi appassionavo ad un cibo (spesso e volentieri un surgelato), lo mangiavo almeno una volta al giorno, fino a quando, da un momento all’altro, l’oggetto del desiderio cambiava. La traduttrice racconta ancora adesso che tendevo a stufarmi proprio quando lei aveva appena fatto una maxi spesa e aveva riempito il frigo o il freezer del prodotto in questione! La cosa particolare è che, al termine del periodo, quell’alimento veniva cancellato dal mio menù. Ci sono piatti che credo di non aver mai più mangiato… Non perché non mi piacciano, anzi! Ma quelle full immersion devono aver saziato la mia voglia di quei cibi per moooooolto tempo. Non sono sicura di ricordarle tutte, ma a grandi linee devo aver attraversato queste fasi (in grassetto le più durature)…

A colazione:

  • Nesquick freddo e Pan di Stelle
  • 1 cucchiaio di Nutella – 3 cucchiai di Nutella – Nutella ad libitum
  • Budino o gelato
  • Tantissimi Pan di Stelle ammollati in po’ di latte, a formare un crema
  • Cioccolato Lindt (mezza tavoletta!)
  • Kinder Bueno e qualche altra merendina o caramella
  • Choco Pops Barchette (al tempo il nome era ancora questo)
  • Panino alla Nutella
  • Panino al cioccolato
  • Latte e cereali

A pranzo e cena (mensa scolastica a parte):

  • Pennette ai 4 Formaggi Findus
  • Bastoncini del capitano Findus
  • Sofficini Findus
  • Pasta alla carbonara
  • Minestrone Findus
  • Uovo alla coque con grissini
  • Pollo alla diavola Findus
  • Budino al cioccolato Elah
  • Frullato alla banana
  • Lasagne Findus
  • Tortellini alla panna
  • Minestrina con panna*
  • Pollo in carcere (pollo infarinato e poi fritto, così chiamato per distinguerlo dal pollo libero, cioè non infarinato) con patatine ciak (patate tagliate a striscioline corte e sottili… perfette per giocare a fare la regista, insieme alla mia migliore amica!)*
  • Pollo alla panna con purea rigorosamente istantanea*
  • Gnocchi alla romana
  • Pasta ai frutti di mare liofilizzata Coop**
  • Piadina con prosciutto cotto e mozzarella**
  • Panatine/Cordon Bleu con crocchette di patate al formaggio (surgelate, ça va sans dire!)
  • Pasta al forno
  • Milanese e patatine fritte
  • Pizza al taglio
  • Insalata di pasta
  • Insalata (sareset – per i non piemontesi valerianella – pomodori datterini, uovo sodo, noci, olio e sale: niente di meno, niente di più!)
  • F R U T T A (in varie combinazioni)

E poi, più o meno occasionalmente:

  • McDonalds!!!!!!!!!!!!! (peccati infantili…)
  • Latte e banane a rondelle
  • Budino Elah
  • Yogurt Müller
  • Gelato confezionato (prima Abit crema e cioccolato, poi Carta d’Or nocciola o stracciatella)
  • Gelato al gianduja di Fiorio
  • Gelato Kinder o variegato alla Nutella della gelateria Frabrizi
  • Hot dog e patatine fritte*
  • Hamburger e patatine fritte*
  • Pizza da asporto (prima di Pizza DOC e poi del mitico kebabbaro)

(Alcuni di questi sono ancora in voga! Dev’essere merito del consumo occasionale…)

…RAGAZZI MIEI, QUANTE COCCOLE, QUANTI VIZI!!!!!!

Sono sicura che la traduttrice apprezzerà il fatto che io vi faccia notare quanti piatti ha cucinato from scratch (o quasi…) con le sue manine per me, ogni giorno, per tanti giorni: pasta alla carbonara, uovo alla coque, tortellini alla panna, gnocchi alla romana, pasta al forno, milanese (naturalmente comprava la carne già impanata, adesso non esageriamo!), insalata di pasta e insalata. Mica da ridere, eh!!!!

Invece, il mercoledì sera, due week end al mese e durante le vacanze, piatti salutari e decisamente più elaborati, preparati dalle sapienti e appassionate mani del mio papà… Secondo voi questa mia recente passione per la cucina nasce in opposizione al disamore per la stessa della traduttrice o si tratta di un’eredità paterna?

 

Se guardo la lista sterminata di merendine e surgelati inorridisco… MAI E POI MAI i miei figli mangeranno queste cose!!!!! Che dite, riuscirò a mantenere questa promessa? Staremo a vedere… Intanto, ridendo e scherzando, sono arrivata a 21 anni ancora tutta intera e secondo me non sono cresciuta poi così male. Quindi grazie, traduttrice, per essere stata la mamma che ho sempre sognato!

Si avvicina domenica mattina…. PRONTI PER LA PROSSIMA BAKING SESSION?!

 

* Il copyright dei piatti contrassegnati non spetta alla traduttrice, bensì alla migliore tata di tutti i tempi!!!

** Semplici ma gustosissimi piattini che un’undicenne terrorizzata dai fornelli riusciva a cucinare in assenza di madre e babysitter.

Just 5 things

Mettiamo in chiaro le cose: ogni tanto cucino anch’io. Sì, niente di così elaborato e giottescamente rotondo con le fettine di mela millimetriche disposte in perfetta spirale, occhei, però cucino anch’io.

Tipo… mi faccio la pasta.

Niente sughi elaborati che non fanno bene alla salute…

E soprattutto la mia nuova bibbia è Just 5 things. Avevo già parlato su questo blog del super chef di Carlo e Diana che sosteneva non si dovessero usare più di 4 max 5 ingredienti, ma in questo periodo ho deciso che voglio proprio provarci (A. a cucinare e B. a farlo con solo 5 ingredienti — ottima scusa per comprarmi un altro libro di cucina!). Così in attesa che arrivi il libro ho cominciato dal piatto più facile: pasta aglio olio e peperoncino.

Avevo ancora 77 grammi di pasta di farro dicocco macinato a pietra (tempo di cottura 12 minuti) della promettente ditta Prometeo di Urbino; ho deciso di aggiungervi una manciata di Fusilli semintegrali bio organic, (tempo di cottura 8 minuti, grano coltivato e trasformato nella Regione Toscana) e chi ha curiosità di carattere storico-alimentare, può cliccare sul link e scoprire qualcosa di più sul grano Senatore Cappelli… Ho scoperto che una mia manciata corrispondeva (quasi) esattamente a 33 grammi (la bilancia digitale oscillava tra il 32 e il 33):

R: Vale, Vale, guarda che perfezione: avevo 77 gr e ci ho aggiunto una manciata che fa esattamente 33 gr!

V: Mamma, lo sai vero che 77+33 fa 110 e non 100 grammi?!?

R: Certo, ma così la percentuale è perfetta, 2/3 di farrette e 1/3 di fusilli. (NO, la verità è che avevo sbagliato i conti, ma la percentuale era davvero buona e comunque io avevo fame).

Ho messo a bollire l’acqua e l’ho salata. Ho buttato le farrette e puntato il cronometro a 4 minuti. Intanto in un pentolino ho versato mezzo dito di olio extravergine di oliva monocultivar di “nostra” produzione, ci ho schiacciato dentro un mini spicchio d’aglio e 2 peperoncini secchi. Quando sono trascorsi i 4 minuti ho buttato i fusilli, cotto il tutto per altri 8 minuti, scaldato l’olio, scolato la pasta, aggiunto il condimento, spolverato di gomasio e voilà: just 5 things. (E una birra bio tedesca.)

Lo so, non posso competere con la mia coinquilina, e neanche dividere con lei la mia pasta perché non sopporta l’aglio (just 4 things!), ma a me piace!!!

Prima torta su commissione!

Buonasera amici virtuali! Oggi grande evento: ho sfornato la mia prima torta su commissione!!! Ieri la famosa traduttrice mi ha chiesto di preparare un dolce da portare a un dopo-cena, che la sta tenendo occupata proprio in questo momento. Sarà una serata creativa perché la traduttrice-dalle-mille-passioni-(che-se-tanto-mi-dà-tanto-fra-qualche-tempo-comincerà-a-cucinare) e le sue amiche canterine si sono ritrovate per progettare il sito del coro femminile VocinCanto. Si sa, la mente umana è capace di grandi cose, ma usiamo sempre una percentuale estremamente ridotta del nostro cervello… Chissà mai che il profumo di una torta non aiuti a risvegliarne alcune aree dormienti? Ho chiesto alla traduttrice se avesse qualche preferenza e la scelta è ricaduta sulla torta di mele! Così ieri sera sono andata al fedelissimo Pam a fare la spesa (per questa torta, quella di domenica e per la settimana in generale). A un certo punto mi sono resa conto che avrei riempito mille borse e non ce l’avrei fatta a portarle tutte da sola, così ho scritto su un telefono alla traduttrice e l’ho chiamata sull’altro, ma…….. niente!!!! Alla fine, comunque, con qualche sosta sulla via, sono riuscita a rincasare! Oggi pomeriggio mi sono messa all’opera, per la prima volta affiancata dalla nostra beniamina, che si è resa utile sbattendo nella lavapiatti le stoviglie utilizzate. Naturalmente è emersa la sua indole da desperate housewife:

R: La lavastoviglie è quasi piena, dobbiamo farla partire… quando spegniamo il forno.

V: Più che altro prima dobbiamo metterci dentro queste cose.

R: Ma non ci sta tutto… Mi sa che quella [la ciotola che conteneva l’impasto] dovrà aspettare il prossimo giro!

V: Mamma, direi che posso anche lavarla a mano -.-‘

Nonostante la pigrizia verso le faccende domestiche (sul nostro frigo, in bella vista, un magnete recita: “HOUSEWORK FASCINATES ME! I can watch you do it all day long.”), che d’altronde non posso negare di condividere almeno parzialmente, la cantrice si è mostrata – come sempre – molto interessata ed è stata di ottima compagnia!

Visto che la prima volta che ho preparato questa torta è risultata molto umida all’interno, ho apportato le seguenti modifiche:

  • non ho superato le dosi d’acqua previste nella ricetta (13 cucchiai), nonostante fosse difficilissimo girare l’impasto prima di arrivare all’aggiunta degli albumi (la frusta del fedelissimo Braun Minipimer stava per tirare le cuoia, aiuto!!!!!);
  • l’ho cotta nel forno ventilato;
  • l’ho lasciata in forno per tutto il tempo indicato (55 minuti + 5 minuti a forno spento), coprendola nell’ultimo quarto d’ora con la stagnola perché non bruciasse in superficie.

Inoltre, ho fatto qualche altra piccola variazione:

  • non ho utilizzato la scorza di limone (dovevo conservarla per la torta di domenica);
  • non ho spennellato la superficie con l’olio (me ne sono dimenticata…);
  • ho completato, anziché con semplice zucchero, con un mix di fruttosio e cannella gentilmente offerto dalla traduttrice-che-beve-tè-a-tutte-le-ore-del-giorno-e-della-notte-(anche-se-forse-questo-lo-usa-per-il-caffè);
  • ho disposto diversamente le fettine di mele in superficie (per errore, ma poi ho notato che nella foto della ricetta era così… Devo essermi sbagliata l’altra volta!).

A dispetto delle nuove attenzioni, temo che la parte centrale della torta sia rimasta molto umida… Probabilmente avrebbe potuto restare in forno, coperta con la stagnola, un altro quarto d’ora, ma quando è suonato il timer ero al telefono (sarà un caso, ma io e la traduttrice abbiamo due amiche omonime a cui piace taaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaanto chiacchierare) e i miei neuroni erano troppo impegnati nella conversazione per suggerire alle gambe di deambulare fino all’armadietto e alle mani di estrarre uno stuzzicadenti per fare la prova dello stecchino. Quando la traduttrice-insegnante-corista-web-master tornerà le chiederò di descrivermi puntualmente la consistenza della torta. Perché chi la dura la vince e prima o poi imparerò a fare le torte alla frutta!!!

Questa torta è dedicata alla padrona di casa che stasera ospita la riunione, nonché una maestra che stimo moltissimo e da cui non vedo l’ora di imparare tante cose!

Ormai è sabato, il che implica che fra 24 ore sarà domenica e farò……………………………

RESTATE SINTONIZZATI!!!!!! 

 

P.S. Ho appena ricevuto un messaggio… “La torta è squisita! cotta benissimo! abbiamo scelto il provider e adesso cominciamo a fare il sito!”. Sono certa che l’Accademia Maestri Pasticceri Italiani me la tirerebbe in faccia, ma sono contenta che alla traduttrice piaccia!

Happy Valentine’s Day!!!!!

Buon San Valentino, amici blogger!!!!!!!!! Questa giornata è considerata tipicamente la festa degli innamorati, ma “in present times the scope of the festival has grown beyond lovers to encompass just anyone and everyone we love“. Oltretutto è anche il mio onomastico, quindi……. FESTEGGIAMO!!!!!! (Inutile dire quale splendido e inaspettato dono io abbia ricevuto, perché ormai lo sapete tutti!)

Non vi aspettavate un doppio appuntamento questa settimana, eh? Dopo l’epica impresa della torta domenicale, lunedì pomeriggio mi sono rimessa ai fornelli (anzi ai forni, anzi al forno!) per preparare un regalino per la mia dolce metà. Ma partiamo dal principio… A Natale avrei voluto confezionargli dei biscottini natalizi, così ho comprato dei coppa pasta in tema. Alla fine, però, gli avevo già preso tante altre cose e non sapevo quanto i dolcetti avrebbero potuto reggere nel loro pacchettino sballottati a destra e a manca. Così ho deciso di tenermi questo asso nella manica da giocare in un’altra occasione! Guarda caso, tra le formine per i biscotti da poco acquistate ce n’era una a forma di cuore… Perfetto! L’unico problemino è che il mio bello digerisce tutto – ma proprio tutto tutto tutto, pure le pietre – tranne il glutine, che nella pasticceria gioca esattamente un ruolo marginale! Il glutine, infatti, “conferisce agli impasti viscosità, elasticità e coesione” e senza la sua collaborazione dar vita a qualcosa che lieviti, che non si sfaldi e che non risulti troppo friabile è una vera sfida! Giovedì, di ritorno dalla lezione di pianoforte, sono passata dalla Farmacia Braccio, che è proprio di fianco alla casa della mia allieva: è una meraviglia, sempre fornitissima di prodotti senza glutine di ogni marca (nelle altre farmacie solitamente si comprano su ordinazione). Ho scelto la farina Schär Mix C, confezionato appositamente per i dolci. La maggior parte delle farine dietoterapeutiche è piena di additivi, invece gli ingredienti di questa sono semplicissimi: amido di mais, farina di mais e farina di semi di carrube. La fanno pagare più dell’oro, ma comunque…! Mi sono poi dedicata alla ricerca della ricetta: ho sfogliato pagine e pagine di blog gluten-free e infine ho scelto questa… Viene da uno dei miei blog preferiti!

 

Lunedì 13 febbraio 2012

DUE CUORI E UN BISCOTTINO da asinochileggeancora

350g farina

100g zucchero al velo

250g burro

1 albume

1 pizzico di sale

Per farcire:

10 g di burro

25 g di zucchero

½ uovo

succo di ½ limone

scorza di ½ limone

2 cucchiai di marmellata di arance

2 cucchiai di marmellata di fragole

2 cucchiai di Nutella

Amalgamare il burro, lo zucchero al velo e il sale. Lavorare finché la massa diventa bianca. Aggiungere un albume leggermente sbattuto. Incorporare la farina e lavorare finché diventa una pasta. Formare una palla e mettere in fresco per 1h. Togliere l’impasto dal frigorifero e lasciare riposare a temperatura ambiente per 30 minuti circa. Stendere la pasta a circa 2 mm di spessore e, con l’aiuto di un coppapasta, tagliare delle formine. In metà delle formine creare un foro centrale. Disporrei biscotti su una placca provvista di carta da forno e lasciar riposare al fresco per 15 minuti. Infornare a 200°C per 6-8 minuti e lasciare raffreddare. Spolverizzare i biscotti con il foro centrale di zucchero a velo. Capovolgere i biscotti senza foro. In un pentolino fondere il burro, unire lo zucchero, mezzo uovo, il succo e la scorza del limone e far bollire per circa un minuto. Farcire alcuni biscotti, cospargendo i biscotti senza foro per poi adagiarvi sopra quelli con il foro. In un altro pentolino scaldare la marmellata finché diventa liquida, poi farcire altri biscotti. Ripetere l’opzione la l’altra marmellata. Fondere la Nutella a bagno maria e farcire i biscotti rimanenti.

 Prima foto con il maggggggggico Galaxy W!!!!!!!

L’operazione è iniziata poco prima delle due. Ho adibito il tavolo della sala da pranzo a spianatoia, foderandolo con una tovaglia e con carta da forno. (Naturalmente prima ho trasferito tutte le scartoffie della traduttrice-che-sfrutta-il-tavolo-della-sala-da-pranzo-come-può-visto-che-non-lo-usiamo-mai-per-motivi-conenzionali sul divano e ho allontanato le sedie onde evitare di rovinarle.) L’ho fatto per due motivi: sicuramente perché nella nostra cucina non c’è molto spazio, ma anche per evitare contaminazioni con gli ingredienti degli esperimenti domenicali (il glutine è subdolo e si annida all’interno di ogni minuscola briciola). Ma ora passiamo alla preparazione… Non so se avete presente quanti siano 250 g di burro, ma vi garantisco che sono taaaaaaaaaaaaaantiiiiiiiiiiiiiii!!!!!!! E come convincerlo a legarsi a 100 g di zucchero 350 g di farina con il solo aiuto di un piccolo albume??? Dovevate vedermi: seduta per terra in salotto davanti al termosifone nella speranza che aiutasse il burro ad amalgamarsi meglio con gli altri ingredienti! Quando però l’impasto ha raggiunto una consistenza decente e ho potuto iniziare a lavorarlo con le mani è stato semplicissimo: in un attimo si è formata una bella palla burrosissima. Intanto dovevo rispondere ai messaggi e alle chiamate del fidanzato perché non si insospettisse… non vi dico che mai avevo! Nell’ora e mezza in cui l’impasto doveva riposare ho anche letto e rivisto la parte di tesi stesa il giorno precedente dall’aspirante giornalista: guadagno più punti??? Ma torniamo a noi… Dopo un’ora in frigo l’impasto era un minimo più solido. Per stenderlo ho cosparso di farina la carta forno, vi ho adagiato sopra la palla e l’ho coperta con un altro foglio di carta da forno (trooooooppo burro!!!!!). E per evitare ogni possibilità di contaminazione ho foderato il mattarello – che comunque non toccava l’impasto – con pellicola da cucina. Temevo che non ne avrei cavato nulla, invece dopo i primi tentativi stortignaccoli ci ho preso la mano e sono riuscita ha preparare dei bei cuoricini! La cosa difficilissima era sollevarli dalla carta forno per metterli sulla teglia, perché sembrava di avere in mano una via di mezzo tra pongo lavorato e sottiletta fusa… insomma, BURROOOOOO!!! A questo punto la ricetta prevedeva che i biscotti riposassero al fresco, ma in frigo tre teglie non ci sarebbero proprio state, quindi ho chiuso le due porte della sala e ho spalancato le finestre: più fresco di così…! La cottura, che visti i precedenti del giorno passato temevo profondamente, è filata liscia come il burro… ups, come l’olio! Me la sono cavata 20 minuti (infornando una teglia per volta). Ma i biscotti erano così friabili che semplicemente appoggiando la teglia su un piano per farli raffreddare, alcuni si sono rotti! Mentre i biscotti si raffreddavano ho preparato la crema al limone, con cui ho farcito i primi. Poi sono passata a fondere la marmellata di arance, seguita da quella di fragole e, infine, dalla gloriosissima Nutella! Ah dimenticavo, ho spolverizzato il biscotti superiore con zucchero a velo preparato dal mitico Bimby. Pur maneggiando i biscotti con estrema cautela, alcuni si sono rotti in mille pezzi… Il momento più buffo è stato quello in cui ho cercato di far entrare tutti e 20 i biscotti nella scatola che avevo preso per l’occasione… Vi dico solo che ho dovuto infilare la scatola nel sacchettino con il coperchio appoggiato sopra, perché di chiuderla non c’è stato verso! Al rientro della traduttrice-che-ormai-vive-a-scuola – ore 19:15 – avevo appena iniziato a pulire!!! Non avevo fatto in tempo a prepararle la cena che desiderava (attenzione, signore e signori: mi era stato chiesto di bollire un uovo sodo!), scusami traduttrice……… Rimedieremo quanto prima!

 

Fra qualche ora arriva il principe azzurro e non vedo l’ora di dargli il suo regalino! So già cosa riceverò, andremo a prenderlo oggi pomeriggio: I can’t wait!

Buona festa dell’amore e dell’amicizia a tutti voi!!!! Un bacino gluten-free!

Domenica è sempre domenica!

Cari amici del web, eccomi di ritorno per raccontarvi l’avventura con la torta all’ananas rovesciata!

Sabato sera ho messo la sveglia per l’indomani alle 7:00 perché pensavo si trattasse di una preparazione lunghissima, invece è stata piuttosto veloce (attenzione: ho detto “la preparazione”…). Quando finalmente si affida la torta al caldo abbraccio del forno, ci si dice: «È andata, il più è fatto!», ma….. no no no! Non è così che funziona!!! In queste domeniche mattine da pasticceria (super basic) ho scoperto che la cottura è forse la fase più importante e difficoltosa! Con la mia scarsa esperienza mi sento un po’ impotente: vedo la mia amata creazione che inizia ad abbrustolirsi in superficie, ma so che dentro probabilmente è ancora un impasto cremoso e non posso farci nulla! Domenica, dopo aver infornato la torta, ho iniziato a ripulire la cucina («Abbiamo sempre fatto così!»). Tra una frusta e una scodella ho buttato un occhio al forno e… La torta all’ananas sembrava un grande Ringo – avete presente l’high five multietnico dei due piccoli calciatori della pubblicità? Questa volta la situazione era troppo grave e bisognava intervenire!!! È subito scattata una lampadina: «Se avete paura che bruci, magari copritelo con l’alluminio»… Benedetta,  meno male che ci sei tu! (ahahahahahahahahahahahahahah). Ma qui casca l’asino: mica posso aprire il forno quando la torta ha appena iniziato la lievitazione (torta variegata docet)……… Concitati istanti di tormenti interiori e poi l’ardua sentenza: una torta piatta è decisamente meno peggio di una torta bruciata! Così ho aperto il forno, ho coperto la torta e ho spostato la teglia al livello inferiore (mi avete beccata, avevo pure sbagliato la posizione!). Il tempo di cottura era di 45 minuti, ma il nostro potentissimo forno tende a carbonizzare i cibi se si seguono le indicazioni, quindi bisogna sempre abbassare la temperatura e diminuire i tempi. Visto che era stata coperta ho deciso di lasciarla in forno per tutti e 45 i minuti. Ma quando ho fatto la prova dello stecchino….. Cruda!!! Evidentemente la stagnola non solo protegge la superficie, ma diminuisce la quantità di calore che arriva all’intera torta… Ma Benedetta, potevi dirmelo eh?! Così alla fine la torta ha cotto per qualcosa come un’ora e mezza… Meno male che avevo messo la sveglia presto! Temevo molto per la base della torta (che, essendo “rovesciata”, diventa la parte superiore), invece ha retto bene. Al momento della capriola ero sollevata e soddisfatta! Poi è arrivato l’assaggio, domenica sera quello della traduttrice-che-mangia-le-torte-solo-a-colazione e lunedì mattina il mio. Mmmmmmmmmmmmmmmmm…….. No, non ci siamo……….. Stesso problema della torta di mele: umida, umida, umida! La frutta durante la fase di cottura rilascia troppi liquidi e l’impasto non riesce ad asciugare bene. Sicuramente per la prossima torta alla frutta farò un impasto molto più denso, ma non credo che sia sufficiente. Un espediente che invece potrebbe essere più efficace è quello di usare il forno ventilato. Ho letto che non è indicato per i dolci, perché secca molto, ma in questo caso ciò che ricerchiamo è proprio l’effetto collaterale! Ci toccherà fare un altro tentativo…… Comunque la traduttrice-che-a-breve-inizierà-a-maledirsi-per-avermi-regalato-il-super-Braun-Minipimer ha apprezzato taaaaaaantissimo questo dolce e crede di aver capito che le sue torte preferite sono quelle umide alla frutta!

 

Domenica 12 febbraio 2012

TORTA ALL’ANANAS ROVESCIATA da Kuricettario

300 gr di farina 00

80 gr di zucchero

2 uova

60 gr di olio di mais (la prossima volta proverò con 40 ml)

1 Kg di ananas fresco

1 bicchiere di succo d’ananas non zuccherato (la prossima volta lo eliminerò)

scorza di ½ limone

1 bustina di lievito per dolci

1 pizzico di sale

3-4 cucchiai di zucchero di canna

Pulire l’ananas dalla buccia e tagliarlo a fettine sottili, utilizzando l’apposito attrezzo, in modo da riuscire a conservare il liquido che contiene. In una ciotola amalgamare le uovo e lo zucchero fino a ottenere un composto spumoso. Incorporare l’olio, la farina, la scorza di limone, il sale e parte del liquido dell’ananas (aggiungerne poco alla volta per dare la giusta consistenza al composto). Spezzettare alcune fette di ananas e unirle all’impasto. Cospargere il fondo e i bordi della tortiera con lo zucchero di canna. Disporre le fettine di ananas sul fondo.  Versare l’impasto sull’ananas e livellare bene. Se si ha abbastanza ananas, si possono alternare due strati di frutta e di composto. Infornare a 180°C per 45 minuti circa (fa fede la prova dello stecchino). Sfornare e aspettare che la torta sia quasi fredda, poi capovolgerla.

 Ma come si fa a fare delle belle foto alle torte??? Qualcuno mi insegni, please!!!!

A presto, anzi, a prestissimo…!

Torta al coc-cosa non si sa!

Eccomi tornata, amici blogger!!!! Stamattina mi sono finalmente decisa ad assaggiare la torta al cocco. Di solito il lunedì mattina non sto più nella pelle dalla curiosità di assaggiare la mia nuova produzione, ma questa volta sono stata scoraggiata dalla traduttrice-che-la-domenica-sera-cena-a-base-di-torta, il cui primo commento è stato: «È una buona torta, ma non sa di cocco!» ……….. -.-‘ …………. Così ieri ho procrastinato nell’assaggio di una probabile delusione, ma stamattina ho pensato che non potevo farvi passare altre notti insonni nella trepida attesa della nuova ricetta!!! Devo dire che la nostra traduttrice aveva ragione… E dire che avevo modificato alcune dosi, privilegiando il cocco e il latte di cocco rispetto agli altri ingredienti! Comunque il gusto è molto molto mooooolto buono e la consistenza è ottima, semplicemente il cocco non spicca. Quindi ecco a voi la ricetta della……..

 

Domenica 5 febbraio 2012

TORTA AL RETROGUSTO DI COCCO da Ricette di cucina di GnamGnam

200 g di farina

100 g di zucchero

70 ml di olio di semi

3 uova

110 ml di latte di cocco

50 gdi farina di cocco

1 bustina di lievito per dolci

1 pizzico di sale

Montare le uova con lo zucchero. Aggiungere l’olio e il latte di cocco. Unire la farina e la farina di cocco. Incorporare il lievito e mescolare delicatamente. Versare nello stampo. Infornare a 180°C per 40 minuti.

Notare la somiglianza con la torta alle nocciole!!! Ma solo nell’aspetto: per sapore e consistenza appartengono a pianeti differenti!

 

Prossimamente farò un nuovo esperimento al costo di trasformare la TORTA AL RETROGUSTO DI COCCO in TORTA STUCCHEVOLE ALL’INTENSISSIMO GUSTO DI COCCO, con i seguenti dosaggi:

200 g di farina

100 g di zucchero

70 ml di olio di semi

3 uova

200-250 ml di latte di cocco

200 g di farina di cocco

1 bustina di lievito per dolci

1 pizzico di sale

La traduttrice-che-fa-la-spesa-all’IperBioBottega stamattina, mentre mi stavo riaddormentando nel lettuccio (quando non devo uscire, dopo colazione adooooooooooooooooro rimettermi a dormire :D), mi ha urlato dalla cucina che forse non si sente molto il gusto di cocco perché il latte di cocco che ho usato è biologico, quindi ha un sapore meno intenso di quello comunemente trattato… Va a sapere… Comunque con le nuove dosi il cocco dovrebbe riuscire a farsi largo tra le file degli altri ingredienti per primeggiare sul palato dei golosi visitatori di casa Bernascone-Carosso!

Venerdì darò l’ultimo esame di questa sessione (olèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèè), quindi domenica avrò tutta la mattina da dedicare alla nuova creazione!!!! Sarà la volta della TORTA ALL’ANANAS ROVESCIATO…….. Non morite dalla voglia di vederla solo a sentire il nome?????

 

…STAY TUNED!!!!!!