Archivio mensile:marzo 2012

Not tooo bad after all!

Dopo il primo taglio per la traduttrice…

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A presto!!!

P.s. Questo è il primo post dal Galaxy!!!!!!

Il pasticcere riflessivo

Allora, diciamo che il dolce di oggi – la chicca che vi avevo promesso – non è stato un successo. Proprio no. Diciamo che manco di esperienza in questo settore. Diciamo che ho sbagliato tutto quello che potevo sbagliare. Diciamo che continuare a ripetere di aver sbagliato non serve a niente. Come ribadiscono all’università un minuto sì e l’altro pure, la riflessione sta alla base del processo di crescita. Quindi riflettiamo.

 

COSA È ANDATO MALE:

  • ho unito due ricette e le dosi erano riferite a porzioni differenti;
  • ho sostanzialmente sprecato 2 uova, 80 g di farina e 60 g di zucchero;
  • ho steso uno strato di composto troppo spesso;
  • ho cosparso il canovaccio con troppo zucchero semolato;
  • ho sottovalutato l’elasticità del pan di spagna, non arrotolandolo in modo sufficientemente stretto;
  • ho cercato di farcire con quanta più crema possibile per non avanzarne, finendo per spargerla per tutta la cucina;
  • ho nuovamente ecceduto con lo zucchero a velo;
  • ho sfogato la mia delusione sul povero principe azzurro, che ha avuto la sfortuna di chiamarmi poco fa.

COSA È ANDATO BENE:

  • la cucina è ancora in piedi;
  • tutte le parti del mio corpo sono ancora attaccate;
  • ho montato i bianchi a neve ferma;
  • la cottura in forno è stata perfetta;
  • la lavastoviglie ha potuto dare il suo prezioso contributo;
  • ho avuto l’idea di surgelare gli avanzi;
  • ho pulito tutto;
  • ci ho provato fino in fondo;
  • fatta eccezione per il principe azzurro, non ho maltrattato nessuno.

COSA HO IMPARATO:

  • montare gli albumi a neve ferma;
  • preparare il composto per il pan di spagna;
  • cuocere il pan di spagna;
  • preparare la crema pasticcera (senza latte).

COSA DEVO ANCORA IMPARARE:

  • arrotolare il pan di spagna;
  • quali siano le corrette dosi per preparare la crema pasticcera necessaria per un rotolo;
  • assemblare un rotolo;
  • spolverizzare con lo zucchero a velo.

Ora mi sento meglio. Posso postare la ricetta, che vi consiglio di non seguire. Presto ritenterò nell’impresa, apportando alcune correzioni. Vi farò sapere…

 

Domenica 25 marzo 2012

ROTOLO FARCITO di Passioni Dolci e Torte Salate e FraGolosi

Per il pan di spagna:

3 uova

120 g di zucchero a velo

125 g di farina

1 pizzico di sale

scorza grattugiata di 1 limone

Per la crema pasticcera (suggerisco di utilizzare un terzo di queste dosi):

½ l di acqua

80 g di zucchero

3 tuorli

50 g di farina

scorza di 1 limone

Per completare:

zucchero a velo q.b.

Montare gli albumi a neve con un pizzico di sale. Sbattere i tuorli con lo zucchero a velo fino a ottenere una crema. Incorporare la farina setacciata e la scorza di limone grattugiata. Incorporate gradualmente, sempre sbattendo, lo zucchero fino a che sia completamente sciolto. Unire gli albumi, mescolando dal basso verso l’alto per non smontarli. Stendere uno strato sottile di composto su una placca foderata di carta forno e infornare a 180°C per 8-10 minuti (fino a quando inizia a dorarsi). Appena sfornato, capovolgere il pan di spagna su un canovaccio cosparso di zucchero semolato e arrotolarlo su se stesso il più stretto possibile. Mentre si raffredda, preparare la crema pasticcera. Lasciare bollire l’acqua con la scorza di un limone, fino a quando diventerà leggermente gialla. Eliminare, quindi, la buccia di limone. Nel frattempo, montare i tuorli con zucchero. Unire, poi, la farina setacciata e, a poco a poco, l’acqua. Portare su fuoco dolce e, mescolando continuamente, lasciarlo sobbollire fino a quando raggiungerà la consistenza desiderata. Togliere da fuoco e versare in un contenitore leggermente bagnato. Srotolare il pan di spagna, farcirlo con la crema e arrotolarlo nuovamente, facendo attenzione a stringere molto. Adagiare il rotolo su un piatto di portata e spolverizzare con zucchero a velo.

 

 Il San Bernardino…

… e il Gottardo 😦

 Fidatevi, dal vivo è ancora peggio!

Sbagliando si impara. Speriamo che questa volta basti un solo errore. Passo e chiudo.

Ah no, ancora una cosa………

Un saluto sorridente a tutti i miei lettori, tornate presto!!!

 😀

Caffeina!!!

Cari amici bloggers, quanto tempo è passato dall’ultimo racconto culinario!!! È stata un settimana molto intensa, meno male che c’è la… CAFFEINA!!!!!!!!! No, non sono un’amante del caffè, a dire il vero non lo bevo affatto. Ma in questi giorni ne ho assunta una buona dose. Vi chiedete in che modo? Semplice, attraverso una squsitissima torta!!! L’ho preparata, come di consueto, la scorsa domenica mattina. Non le davo molto credito, sia per il fatto che non apprezzo il caffè sia perché ho avuto qualche problemino con la glassa…… A chiamarla glassa ci vuole coraggio: invece di un composto viscoso, ho ottenuto uno sciroppo molto, ma molto fluido. Le ho provate tutte: l’ho raffreddato a bagno maria, l’ho messo in frigo, poi ho deciso di tentare di aggiungere altro zucchero, così l’ho scaldato a bagno maria, per poi riraffreddarlo con la stessa tecnica e metterlo nuovamente in frigo… Niente… Avrei proseguito in questo processo circolare, ma stava diventando di una dolcezza stucchevole, quindi mi sono arresa. Naturalmente, oltre a non acquistare il bellissimo aspetto della foto presente sul blog dal quale ho preso la ricetta, la torta si è imbevuta di caffè zuccherato. Temevo che la consistenza ne avrebbe risentito alla grande, invece il risultato è stato perfetto: una torta morbidissima, con quella punta di umidità che fa proprio piacere! E, anche se per i miei gusti era un pochettino eccessivo, lo zucchero della glassa ha bilanciato l’amarezza del caffè versato in purezza nell’impasto. Secondo la traduttrice (che forse gradirebbe qualche grammo di zucchero in più nelle mie produzioni), il grado di dolcezza era ottimale. Insomma, un successone! verybigapple non è neanche riuscita ad assaggiarla……… Mi sa che mi toccherà rifarla!

 

Domenica 18 marzo 2012 di Passione Dolci e Torte Salate

TORTA AL CAFFÈ

300 g di farina

80 g di zucchero

50 ml di burro

2 uova

240 ml caffè ristretto

120 ml di latte (di soia)

1 pizzico di sale

1 bustina di lievito in polvere per dolci

Per la glassa:

100 g ca. di zucchero a velo

50 ml di caffè ristretto

Sbattere le uova con lo zucchero fino ad ottenere una crema soffice. Aggiungere l’olio, il caffè freddo e il latte. Incorporare la farina e il sale. Infine, unire il lievito. Infornare a 180° per 30 minuti circa, lasciando la torta nel forno spento per ancora 5 minuti. In una ciotola, unire il caffè caldo e lo zucchero a velo, mescolando energicamente. Lasciare raffreddare affinché si addensi. Porre la torta su un foglio di carta forno e distribuire uniformemente la glassa con una spatola. Prima di servire, aspettare che la glassa solidifichi.

Mannaggia a sta presentazione, non ce la posso proprio fare…

Nonostante il massiccio consumo di torta, questa settimana – in tutti i giorni in cui ho potuto – alle 22:00 ero nel mondo dei sogni da un bel po’… Ne devo dedurre che non sono soggetta alla caffeina o i 3 dl presenti nella torta non sono tanti quanti mi sono sembrati mentre continuavo a riempire la moka monoporzione???!!!

Questo week end finalmente riposo! (Chiaramente non ci si può far mancare un po’ di studio: è geneticamente impossibile se ci si chiama valemariasole.) Domani è già domenica, e ho in programma una vera chicca…!

 

Tornate presto a trovarci (anzi, prestissimo, perché fra 25-26 ore sarò già all’opera)!!!

Identità

Cari amici blogger, è con immenso piacere che redigo il mio primo personalissimo post! Grazie alla mitica Fabi, la traduttrice ha scoperto come invitare un nuovo autore e adesso ho uno spazietto tutto mio!!!!!! Soltanto due parole sullo username, che vuole simboleggiare il mio legame con la fondatrice del blog: tutti mi conoscono con il primo nome, che è stato scelto dal mio papà, ma chi è più in confidenza sa che i miei nomi sono tre, due dei quali attribuitimi per via materna… E allora celebriamo il matriarcato, il filiarcato, la nascita terrena, la nascita virtuale, i nomi e l’identità!

 

A prestissimo, blogworld!

“Mi basterà una fetta e una giornata storta ritornerà perfetta!”

Cari amici blogger, che piacere scrivere ancora per voi! Questa settimana RIVOLUZIONE!!! Innanzitutto, un grazie speciale alla traduttrice, che sabato si è recata presso il Pam di fiducia a fare la spesa in vista del rito domenicale, per sopperire alla mancanza di forze della figlia influenzata. Ma ecco che arrivo al punto… Il grande evento settimanale, questa volta, è stato anticipato al sabato! Un po’ perché avevo intenzione di studicchiare domenica mattina, un po’ perché – diciamo la verità – non stavo più nella pelle, il forno mi mancava troppo! In fondo, “sabato” deriva dall’ebraico shabbat, il giorno del riposo. Ricordo l’incredulità di noi bambini quando, alle elementari, la maestra Francesca ci ha raccontato che il quel giorno gli ebrei osservanti non fanno nulla: alcuni hanno addirittura le luci che si accendono con il battito di mani per non dover premere l’interruttore. Ora, senza voler fare i puristi, dedicarsi alle passioni mi sembra una splendida forma di riposo!

Tornando a noi, il tema della settimana mi è particolarmente caro, vi racconterò perché… So che morite dalla voglia di saperlo, quindi svelo il mistero: ho preparato la TORTA DI PERE E CIOCCOLATO!!! Fino ad alcuni anni fa, non ero al corrente dell’esistenza di questo dolce; l’ho scoperto attraverso una canzone dello Zecchino d’Oro che risale al 2006. Ricordo che l’ accostamento di questo frutto con il cioccolato mi sembrava buffissimo, chissà perché. E, soprattutto, ero convinta del fatto che il gusto tanto decantato dalla canzone (scusate il gioco di parole) non mi avrebbe convinto affatto. Tuttavia, la canzone era così carina che quando alcuni mesi dopo sentii la proprietaria di una locanda (sì, era un posticino piccolissimo situato nelle colline piemontesi, in cui io, le mie nonne – eh già, da un paio di mesi ne ho di nuovo due! – mio papà, la sua allora compagna – oggi moglie!!! – la di lei sorella con annesso fidanzato ci fermammo a mangiare, un giorno in cui andammo in esplorazione, alla ricerca di una casa per l’ultimo citato) annoverarla tra i dolci, decisi di tentare. E FU AMORE AL PRIMO ASSAGGIO!!!!!! Che delizia!!!!!!! Finalmente capii il principio ispiratore dell’autore della canzone!

Ma la storia prosegue… Il 24 aprile di due anni fa, la mia amica Laura venne a casa mia per preparare una torta e indovinate un po’ quale scegliemmo? Si trattava, però, di un’ardua impresa: il dolce, infatti, era destinato ai festeggiamenti del compleanno di mio papà e di mia nonna (passato da appena un mese!), a cui avrebbero partecipato il principe azzurro (nemico giurato del glutine) e la mia – ad oggi – mamma2 (in lotta contro glutine e lattosio). Che c’è di più facile che preparare una torta senza latte, burro e farina per due ragazze che da sole non erano in grado di spingersi molto oltre una pasta in bianco?? Ulteriore ostacolo: la tortiera in silicone fino ad allora inutilizzata, che – sicuramente perché non preparata a dovere – non diede grandi risultati. Ah dimenticavo: decisi di affidarmi alla ricetta di Benedetta, che ai tempi era a me completamente sconosciuta. Ma Benedetta è sempre Benedetta e, sebbene conducesse Cotto e Mangiato, aveva già i propri tratti distintivi: la ricetta prevedeva 200 ml di olio (!!!!!!!!!!!!!!) d’oliva (!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!). Incorporate a questo delicato sapore l’ottimo aroma e soprattutto le note proprietà plastiche delle farine senza glutine, unite una teglia in silicone al primo utilizzo non adeguatamente unta, amalgamate l’inesperienza di due pasticcere in erba, spolverizzate con un forno dalle insolite peculiarità termiche e otterrete…….. un disastro!!! Il prodotto di tanto impegno, tanto entusiasmo e tanto amore venne denigrato il giorno successivo dal palato esigente dello chef di famiglia. Vi dico solo che sono passati due anni prima che tornassi a preparare una torta!

Ci avviciniamo alla conclusione… Dopo aver consolidato una certa pratica in campo tortifero, ho deciso di rimettermi alla prova! E, ragazzi, ho sfornato una bomba!!!!

 

Sabato 10 marzo 2012

TORTA DI PERE, CIOCCOLATO* E COCCO di Cotto e Mangiato

250 gr di farina

75 gr di zucchero

3 uova

80 ml di olio di semi

½ bicchiere di acqua

4 pere dure

20 gr di cacao

2 cucchiai di cocco disidratato

1 bustina di lievito per dolci

1 pizzico di sale

Per completare:

1 cucchiaio di cocco disidratato

1 cucchiaio di zucchero

Amalgamare le uova e lo zucchero fino a formare un composto spumoso. Incorporare l’olio, la farina, il sale e due cucchiai di cocco disidratato. Unire il cacao setacciato e mescolare bene, per eliminare gli eventuali grumi. Se necessario, aggiungere un po’ d’acqua. Aggiungere il lievito e mescolare delicatamente. Incorporare due pere tagliate a dadini. Versare il composto nella tortiera e disporre le restanti pere tagliate a fette sottili a raggiera. Completare con un cucchiaio di zucchero e un cucchiaio di cocco. Infornare a180°Cin forno ventilato per un’ora.

 

 

Vi saluto con le note della canzone che ha ispirato questa delizia…

Ma cosa me ne importa se mamma ha preparato

la sua famosa torta di pere e cioccolato?

Ma cosa me ne importa, mi basterà una fetta

e una giornata storta ritornerà perfetta!

 

Per oggi è tutto, cari amici. Vi saluto e vi auguro una buona settimana!

TORNATE PRESTO A TROVARCI!!!

* A onor del vero devo dire che si tratta di una torta di pere e cacao. Diciamocelo, quelle fatte con il cioccolato si riconoscono… Slurp! Però anche questa è buonissima e senz’altro più leggera!

It’s just a yellow lemon cake…

Bentrovati, amici bloggers! Eccomi tornata per narrarvi le epiche gesta della torta di ieri… Mi ero messa la sveglia alle 8:30, ma non è stata necessaria perché – come generalmente accade ogni domenica – alle 7:30 ero già bella vispa, impaziente di mettere le mani in pasta! La preparazione è stata semplice e veloce, la cottura è filata liscia liscia come mai prima d’ora e alle 9:30 sembrava che l’operazione fosse ultimata! Poiché la magnifica forma in silicone che usato per la nuova creazione – un appetitoso pulmcake cocco e limone – ha il fondo ondulato, avevo pensato di capovolgerlo semplicemente sul piatto di portata. Così, una volta sfornato, ne ho bucherellato la superficie per fare in modo che lo sciroppo venisse assorbito. Il piano era di aspettare che si rapprendesse e, successivamente, sformare velocemente il plumcake, glassando la superficie con altro sciroppo. Quando, verso mezzo giorno, ho iniziato ad attuare il progetto ho capito che, per quanto la superficie ondulata fosse simpatica, non poteva reggere il confronto con la crosticina formatasi sulla panciotta lievitata… Ma ormai era tutta bucherellata!!! Cosa avrebbe fatto Benedetta?? Ma è chiaro: una spolverata di zucchero a velo! Benissimo, 11:55: piagiama, struccata, nonna-autista attesa per le 12:30… Ce la potevo fare! Ho versato un cucchiaio di zucchero semolato nel Bimby, 20 secondi a velocità 12 e il gioco era fatto. Che ci vorrà mai a cospargere questa polverina bianca? Anzi, troppo facile, scontato, banale… Lasciamo l’impronta di un cucchiaino. Sinistra…? Destra…? Centro…? Facciamo cucchiaino e forchettina e non se ne parli più! Pronti, via: verso una cucchiaiata di zucchero a velo (raschiando contro il Bimby, stile professoressa con le unghie lunghe molto arrabbiata su lavagna) nel colino (suvvia, non andiamo troppo per il sottile!) posto sopra il plum cake e…… una valanga si abbatte sulla nuda e soffice roccia. Ok, forse il colino non era così adeguato. Ma era mezzogiorno e non c’era tempo da perdere! Ho continuato imperterrita a far cadere la bufera di zucchero a velo, spostandomi dal dolce al piatto, per dare il tocco dell’artista con forchettina e cucchiaino. Con quest’ultimo, gran risultato; con la prima… Forse gli spifferi tra i rebbi non hanno saputo bloccare la bianca tempesta. Pazienza, erano solo le 12:05, si poteva rimediare! Scottex bagnato e via… si cancella! Dopo qualche manciata di secondi di tregua, la bufera riprende a battere sulla posata, che – questa volta appoggiata sulla parte concava e dondolata avanti e indietro – regge alla tormenta. Restava soltanto da riparare il danno della prima valanga: con l’aiuto del soffio di Eolo (o del mio, che differenza fa?), il bianco manto si distende in men che non si dica… in tutta la cucina! Tanto erano solo le 12:15, che problema c’era??? Abracadabra, simsalabim, salagadula megicabula bibbidibobbidibù, mi trasformo in una supereroina e riassetto in un battibaleno! E poi di corsa in bagno a rendersi presentabili per il pranzo della domenica!

 

Domenica 4 marzo 2012

PLUMCAKE COCCO E LIMONE di MyRicettarium

150 g di farina

75 g di zucchero

2 uova

80 g olio di semi

150 g farina di cocco*

1 bicchiere di latte di soya

scorza di 1 limone

1 bustina di lievito

1 pizzico di sale

Per lo sciroppo:

succo di 1 limone

2 cucchiaini di zucchero

Sbattere le uova con lo zucchero fino a ottenere un composto spumoso. Aggiungere l’olio, il latte, la farina, il sale, la farina di cocco e la scorza di limone. Unire infine il lievito setacciato. Travasare in uno stampo da plumcake e infornare a 180° per circa un’ora. Fa fede la prova dello stecchino. Una volta raffreddato, sformare e bucherellare la superficie con un lungo stuzzicadenti. Preparare lo sciroppo: versare n un pentolino il succo di limone con lo zucchero, portare  a ebollizione e lasciar bollire per un minuto. Versare lo sciroppo con un cucchiaio, distribuendolo equamente sulla superficie. Spolverizzare con cocco disidratato.

 

Prima…

…dopo!

Proprio proprio proprio buono!!! Soffice, umido, dolce al punto giusto, con quella punta di asprino… Chi viene ad assaggiarlo?

 

 

Chissà che avventura ci aspetta domenica prossima… RESTATE CON NOI!!!

*Ricordate la preparazione filata liscia liscia? Avevo scordato il fatto che pensavo di avere quintali di cocco disidratato, invece ne erano rimasti soltanto 80 g… Ho compensato la quantità mancante con altrettanta farina. Deve essere la maledizione del cocco: riuscirò mai a preparare una torta che ne ricordi anche solo lontanamente il sapore?

Che ritardo!!!!!!

Cari amici bloggers, che fatica questo periodo di attività frenetica!!!! È quasi ora di fare una nuova torta e non vi ho ancora detto niente di quella di domenica scorsa… Scusatemi!!!

Arrivo subito al dunque… Nonostante mentre era in forno sembrasse un vulcano in eruzione e la fase della sformatura – sformo? Sformamento??? Insomma, l’estrazione dalla (magnifica) forma in silicone – sia stata simile alla muta di un serpente, alla fine è venuta buona. A detta della sorella della traduttrice, la mia migliore torta che abbia assaggiato! E anche la stessa traduttrice ha gradito. A me non è piaciuta tantissimo perché mi ricorda il gusto dei canditi… Ma, se vi piacciono, il successo è assicurato! Eccovi la ricetta…

 

Domenica 26 febbraio 2012

CIAMBELLONE ALL’ARANCIA liberamente ispirato alla ricetta di KitchenBloodyKitchen

300 gr di farina

60 gr di zucchero

50 gr di olio di semi

3 uova

250 gr di spremuta d’arancia

1 bustina di lievito vanigliato

1 pizzico di sale

Per lo sciroppo:

220 gr di spremuta d’arancia

60 gr di zucchero

Sbattere le uova con lo zucchero, fino a formare un composto spumoso. Aggiungere l’olio e la spremuta d’arancia. Incorporare la farina, il sale, la scorza e infine il lievito. Versare nello stampo e infornare a 160°C per circa un’ora. Fa fede la prova dello stecchino. Una volta sformato il ciambellone, preparare lo sciroppo: mettere in un pentolino la spremuta d’arancia e lo zucchero, portare a ebollizione e lasciar bollire per un minuto. Aiutandosi con uno stuzzicadenti lungo, praticare alcuni fori nel ciambellone; versarvi sopra lo sciroppo con un cucchiaio in modo da ricoprire tutta la superficie. Aspettare che lo sciroppo sia stato completamente assorbito prima di servire.

 

Il vulcano…

… e il Gobbo di Notre Dame.

Ma nella vita, amici, è tutta questione di prospettiva!

Buon marzo a tutti!!! Tornate a trovarci!