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A ciascuno il suo

Ieri la traduttrice ai fornelli bionda ha dato l’ultimo esame dell’anno. E la promessa è stata che dopo le fatiche intellettuali sarebbe tornata a fare le torte che, diciamolo, vuoi per l’appendicite, vuoi per le vacanze, vuoi per lo studio, vuoi per i molti cambiamenti (come dice Grace Pailey, Enormous changes at the last minute…), si sono fatte attendere.

E la traduttrice (quasi mai) ai fornelli brizzolata che cosa fa nel frattempo? Mangia insalate (a scuola hanno aperto la caffetteria, hip hip hip urrà!), cambia la lampadina che s’è bruciata stamattina, e fotografa la cucina, sperimentando i suggerimenti trovati sull’ultimo acquisto libresco effettuato.

A ciascuno il suo, insomma.

Cena ggggggiovane

Fantastico: venerdì 20 alle 20 avrò a cena i giovani di famiglia: figlia, 2 nipoti e 3 fidanzati, una prima assoluta!

Per quanto riguarda i parenti stretti e strettissimi so che ci sono 2 persone intolleranti/allergiche ai latticini, 1 celiaco, una persona che non mangia aglio, cipolla, porri, scalogni e suppongo neanche erba cipollina, e 1 vegetariana. Devo ancora chiarire se i fidanzati dei miei nipoti sono onnivori o meno, ma già così mi sembra una bella sfida…

Vi farò sapere. Stay tuned!

“Mi basterà una fetta e una giornata storta ritornerà perfetta!”

Cari amici blogger, che piacere scrivere ancora per voi! Questa settimana RIVOLUZIONE!!! Innanzitutto, un grazie speciale alla traduttrice, che sabato si è recata presso il Pam di fiducia a fare la spesa in vista del rito domenicale, per sopperire alla mancanza di forze della figlia influenzata. Ma ecco che arrivo al punto… Il grande evento settimanale, questa volta, è stato anticipato al sabato! Un po’ perché avevo intenzione di studicchiare domenica mattina, un po’ perché – diciamo la verità – non stavo più nella pelle, il forno mi mancava troppo! In fondo, “sabato” deriva dall’ebraico shabbat, il giorno del riposo. Ricordo l’incredulità di noi bambini quando, alle elementari, la maestra Francesca ci ha raccontato che il quel giorno gli ebrei osservanti non fanno nulla: alcuni hanno addirittura le luci che si accendono con il battito di mani per non dover premere l’interruttore. Ora, senza voler fare i puristi, dedicarsi alle passioni mi sembra una splendida forma di riposo!

Tornando a noi, il tema della settimana mi è particolarmente caro, vi racconterò perché… So che morite dalla voglia di saperlo, quindi svelo il mistero: ho preparato la TORTA DI PERE E CIOCCOLATO!!! Fino ad alcuni anni fa, non ero al corrente dell’esistenza di questo dolce; l’ho scoperto attraverso una canzone dello Zecchino d’Oro che risale al 2006. Ricordo che l’ accostamento di questo frutto con il cioccolato mi sembrava buffissimo, chissà perché. E, soprattutto, ero convinta del fatto che il gusto tanto decantato dalla canzone (scusate il gioco di parole) non mi avrebbe convinto affatto. Tuttavia, la canzone era così carina che quando alcuni mesi dopo sentii la proprietaria di una locanda (sì, era un posticino piccolissimo situato nelle colline piemontesi, in cui io, le mie nonne – eh già, da un paio di mesi ne ho di nuovo due! – mio papà, la sua allora compagna – oggi moglie!!! – la di lei sorella con annesso fidanzato ci fermammo a mangiare, un giorno in cui andammo in esplorazione, alla ricerca di una casa per l’ultimo citato) annoverarla tra i dolci, decisi di tentare. E FU AMORE AL PRIMO ASSAGGIO!!!!!! Che delizia!!!!!!! Finalmente capii il principio ispiratore dell’autore della canzone!

Ma la storia prosegue… Il 24 aprile di due anni fa, la mia amica Laura venne a casa mia per preparare una torta e indovinate un po’ quale scegliemmo? Si trattava, però, di un’ardua impresa: il dolce, infatti, era destinato ai festeggiamenti del compleanno di mio papà e di mia nonna (passato da appena un mese!), a cui avrebbero partecipato il principe azzurro (nemico giurato del glutine) e la mia – ad oggi – mamma2 (in lotta contro glutine e lattosio). Che c’è di più facile che preparare una torta senza latte, burro e farina per due ragazze che da sole non erano in grado di spingersi molto oltre una pasta in bianco?? Ulteriore ostacolo: la tortiera in silicone fino ad allora inutilizzata, che – sicuramente perché non preparata a dovere – non diede grandi risultati. Ah dimenticavo: decisi di affidarmi alla ricetta di Benedetta, che ai tempi era a me completamente sconosciuta. Ma Benedetta è sempre Benedetta e, sebbene conducesse Cotto e Mangiato, aveva già i propri tratti distintivi: la ricetta prevedeva 200 ml di olio (!!!!!!!!!!!!!!) d’oliva (!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!). Incorporate a questo delicato sapore l’ottimo aroma e soprattutto le note proprietà plastiche delle farine senza glutine, unite una teglia in silicone al primo utilizzo non adeguatamente unta, amalgamate l’inesperienza di due pasticcere in erba, spolverizzate con un forno dalle insolite peculiarità termiche e otterrete…….. un disastro!!! Il prodotto di tanto impegno, tanto entusiasmo e tanto amore venne denigrato il giorno successivo dal palato esigente dello chef di famiglia. Vi dico solo che sono passati due anni prima che tornassi a preparare una torta!

Ci avviciniamo alla conclusione… Dopo aver consolidato una certa pratica in campo tortifero, ho deciso di rimettermi alla prova! E, ragazzi, ho sfornato una bomba!!!!

 

Sabato 10 marzo 2012

TORTA DI PERE, CIOCCOLATO* E COCCO di Cotto e Mangiato

250 gr di farina

75 gr di zucchero

3 uova

80 ml di olio di semi

½ bicchiere di acqua

4 pere dure

20 gr di cacao

2 cucchiai di cocco disidratato

1 bustina di lievito per dolci

1 pizzico di sale

Per completare:

1 cucchiaio di cocco disidratato

1 cucchiaio di zucchero

Amalgamare le uova e lo zucchero fino a formare un composto spumoso. Incorporare l’olio, la farina, il sale e due cucchiai di cocco disidratato. Unire il cacao setacciato e mescolare bene, per eliminare gli eventuali grumi. Se necessario, aggiungere un po’ d’acqua. Aggiungere il lievito e mescolare delicatamente. Incorporare due pere tagliate a dadini. Versare il composto nella tortiera e disporre le restanti pere tagliate a fette sottili a raggiera. Completare con un cucchiaio di zucchero e un cucchiaio di cocco. Infornare a180°Cin forno ventilato per un’ora.

 

 

Vi saluto con le note della canzone che ha ispirato questa delizia…

Ma cosa me ne importa se mamma ha preparato

la sua famosa torta di pere e cioccolato?

Ma cosa me ne importa, mi basterà una fetta

e una giornata storta ritornerà perfetta!

 

Per oggi è tutto, cari amici. Vi saluto e vi auguro una buona settimana!

TORNATE PRESTO A TROVARCI!!!

* A onor del vero devo dire che si tratta di una torta di pere e cacao. Diciamocelo, quelle fatte con il cioccolato si riconoscono… Slurp! Però anche questa è buonissima e senz’altro più leggera!

It’s just a yellow lemon cake…

Bentrovati, amici bloggers! Eccomi tornata per narrarvi le epiche gesta della torta di ieri… Mi ero messa la sveglia alle 8:30, ma non è stata necessaria perché – come generalmente accade ogni domenica – alle 7:30 ero già bella vispa, impaziente di mettere le mani in pasta! La preparazione è stata semplice e veloce, la cottura è filata liscia liscia come mai prima d’ora e alle 9:30 sembrava che l’operazione fosse ultimata! Poiché la magnifica forma in silicone che usato per la nuova creazione – un appetitoso pulmcake cocco e limone – ha il fondo ondulato, avevo pensato di capovolgerlo semplicemente sul piatto di portata. Così, una volta sfornato, ne ho bucherellato la superficie per fare in modo che lo sciroppo venisse assorbito. Il piano era di aspettare che si rapprendesse e, successivamente, sformare velocemente il plumcake, glassando la superficie con altro sciroppo. Quando, verso mezzo giorno, ho iniziato ad attuare il progetto ho capito che, per quanto la superficie ondulata fosse simpatica, non poteva reggere il confronto con la crosticina formatasi sulla panciotta lievitata… Ma ormai era tutta bucherellata!!! Cosa avrebbe fatto Benedetta?? Ma è chiaro: una spolverata di zucchero a velo! Benissimo, 11:55: piagiama, struccata, nonna-autista attesa per le 12:30… Ce la potevo fare! Ho versato un cucchiaio di zucchero semolato nel Bimby, 20 secondi a velocità 12 e il gioco era fatto. Che ci vorrà mai a cospargere questa polverina bianca? Anzi, troppo facile, scontato, banale… Lasciamo l’impronta di un cucchiaino. Sinistra…? Destra…? Centro…? Facciamo cucchiaino e forchettina e non se ne parli più! Pronti, via: verso una cucchiaiata di zucchero a velo (raschiando contro il Bimby, stile professoressa con le unghie lunghe molto arrabbiata su lavagna) nel colino (suvvia, non andiamo troppo per il sottile!) posto sopra il plum cake e…… una valanga si abbatte sulla nuda e soffice roccia. Ok, forse il colino non era così adeguato. Ma era mezzogiorno e non c’era tempo da perdere! Ho continuato imperterrita a far cadere la bufera di zucchero a velo, spostandomi dal dolce al piatto, per dare il tocco dell’artista con forchettina e cucchiaino. Con quest’ultimo, gran risultato; con la prima… Forse gli spifferi tra i rebbi non hanno saputo bloccare la bianca tempesta. Pazienza, erano solo le 12:05, si poteva rimediare! Scottex bagnato e via… si cancella! Dopo qualche manciata di secondi di tregua, la bufera riprende a battere sulla posata, che – questa volta appoggiata sulla parte concava e dondolata avanti e indietro – regge alla tormenta. Restava soltanto da riparare il danno della prima valanga: con l’aiuto del soffio di Eolo (o del mio, che differenza fa?), il bianco manto si distende in men che non si dica… in tutta la cucina! Tanto erano solo le 12:15, che problema c’era??? Abracadabra, simsalabim, salagadula megicabula bibbidibobbidibù, mi trasformo in una supereroina e riassetto in un battibaleno! E poi di corsa in bagno a rendersi presentabili per il pranzo della domenica!

 

Domenica 4 marzo 2012

PLUMCAKE COCCO E LIMONE di MyRicettarium

150 g di farina

75 g di zucchero

2 uova

80 g olio di semi

150 g farina di cocco*

1 bicchiere di latte di soya

scorza di 1 limone

1 bustina di lievito

1 pizzico di sale

Per lo sciroppo:

succo di 1 limone

2 cucchiaini di zucchero

Sbattere le uova con lo zucchero fino a ottenere un composto spumoso. Aggiungere l’olio, il latte, la farina, il sale, la farina di cocco e la scorza di limone. Unire infine il lievito setacciato. Travasare in uno stampo da plumcake e infornare a 180° per circa un’ora. Fa fede la prova dello stecchino. Una volta raffreddato, sformare e bucherellare la superficie con un lungo stuzzicadenti. Preparare lo sciroppo: versare n un pentolino il succo di limone con lo zucchero, portare  a ebollizione e lasciar bollire per un minuto. Versare lo sciroppo con un cucchiaio, distribuendolo equamente sulla superficie. Spolverizzare con cocco disidratato.

 

Prima…

…dopo!

Proprio proprio proprio buono!!! Soffice, umido, dolce al punto giusto, con quella punta di asprino… Chi viene ad assaggiarlo?

 

 

Chissà che avventura ci aspetta domenica prossima… RESTATE CON NOI!!!

*Ricordate la preparazione filata liscia liscia? Avevo scordato il fatto che pensavo di avere quintali di cocco disidratato, invece ne erano rimasti soltanto 80 g… Ho compensato la quantità mancante con altrettanta farina. Deve essere la maledizione del cocco: riuscirò mai a preparare una torta che ne ricordi anche solo lontanamente il sapore?

Che ritardo!!!!!!

Cari amici bloggers, che fatica questo periodo di attività frenetica!!!! È quasi ora di fare una nuova torta e non vi ho ancora detto niente di quella di domenica scorsa… Scusatemi!!!

Arrivo subito al dunque… Nonostante mentre era in forno sembrasse un vulcano in eruzione e la fase della sformatura – sformo? Sformamento??? Insomma, l’estrazione dalla (magnifica) forma in silicone – sia stata simile alla muta di un serpente, alla fine è venuta buona. A detta della sorella della traduttrice, la mia migliore torta che abbia assaggiato! E anche la stessa traduttrice ha gradito. A me non è piaciuta tantissimo perché mi ricorda il gusto dei canditi… Ma, se vi piacciono, il successo è assicurato! Eccovi la ricetta…

 

Domenica 26 febbraio 2012

CIAMBELLONE ALL’ARANCIA liberamente ispirato alla ricetta di KitchenBloodyKitchen

300 gr di farina

60 gr di zucchero

50 gr di olio di semi

3 uova

250 gr di spremuta d’arancia

1 bustina di lievito vanigliato

1 pizzico di sale

Per lo sciroppo:

220 gr di spremuta d’arancia

60 gr di zucchero

Sbattere le uova con lo zucchero, fino a formare un composto spumoso. Aggiungere l’olio e la spremuta d’arancia. Incorporare la farina, il sale, la scorza e infine il lievito. Versare nello stampo e infornare a 160°C per circa un’ora. Fa fede la prova dello stecchino. Una volta sformato il ciambellone, preparare lo sciroppo: mettere in un pentolino la spremuta d’arancia e lo zucchero, portare a ebollizione e lasciar bollire per un minuto. Aiutandosi con uno stuzzicadenti lungo, praticare alcuni fori nel ciambellone; versarvi sopra lo sciroppo con un cucchiaio in modo da ricoprire tutta la superficie. Aspettare che lo sciroppo sia stato completamente assorbito prima di servire.

 

Il vulcano…

… e il Gobbo di Notre Dame.

Ma nella vita, amici, è tutta questione di prospettiva!

Buon marzo a tutti!!! Tornate a trovarci!

Una tranquilla domenica di internet

Ecco la mia prossima ricetta: 😉 (clicca lo smiley!)

ore 17: realizzata! Ed è la mia prima ricetta da Pellegrino Artusi (via Vale via Benedetta), chi ben comincia… Chissà se stasera si stupirà la cuochetta?!?!

Asta al ribasso

Ieri sera la traduttrice ha cucinato questo bellissimo piattino…

Ora, a un primo sguardo si potrebbe cadere in inganno e considerarla una preparazione elaborata, ma……… voi che ci conoscete sapete che deve esserci un inghippo! Esatto, avete indovinato! Certo che è un surgelato, ma – attenzione! – di prima qualità: arriva (il totano) dal Picard di via Nicola Fabrizi di nuova apertura. Sette minuti in padella ed è pronto! I piselli, invece, hanno richiesto addirittura alcuni minuti di lessatura… accidenti!

 

Oggi, la figlia della traduttrice, che non voleva sentirsi da meno, ha rilanciato…

Si tratta di uno sformato* per i palati più raffinati, una vera prelibatezza! La preparazione – di difficile imitazione e lunga fattura – consiste nella pelatura e affettatura di 5-6 patate, da disporre in una teglia precedentemente unta, su cui appoggiare alcune fette di prosciutto cotto e mozzarella, per concludere con un ulteriore strato di patate, una spolverata di pan grattato e un filo d’olio. Unica accortezza, la salatura delle solanacee e del cacio. Delicatissima anche la fase della cottura in forno, che richiede di completare i 30 minuti a 180/200°C gradi con 5/10 minuti di grill.

Scherzi a parte… era molto buono!!! Il principe azzurro, dai gusti più semplici di quelli di un pargolo appena svezzato, ha molto apprezzato!

 

E domani torniamo alle buone abitudini! READY, STEADY…

* Sformato di patate di CookingCakeShow

Cesarina speaking

Quest’oggi la sorellina è venuta a prendersi la sua fetta di crostata che si mangerà in santa pace stasera per consolarsi del fatto che la sua famiglia quasi (a)normale l’abbandona a cena (mentre c’era ne ha mangiato anche una fettarella qui, per farsene un’idea…) e mi ha suggerito di mettere sul blog la foto qui accanto della nostra pasticcera di famiglia.

Sostiene che da come teneva le ovine in mano (della gallina che i nonni le avevano regalato per il compleanno!) si capiva che aveva la pasta della cuoca.

La foto è appesa sul lavello da una quindicina d’anni (come si vede dalla foto della traduttrice-si-fa-per-dire-ai-fornelli) ed è ormai diventata tutt’uno con la cornice, lo si nota dalle gocce che sono scivolate tra il vetro e la stampa e appaiono nella scansione, perché è impossibile staccare la foto senza che si spezzi: eccola qui, la nostra cuoca.

E ora sappiamo da chi ho preso il sorriso!

Diamo a Cesare quel che è di Cesare!

Miei cari amici bloggers, eccomi tornata!!!! Le lezioni sono ricominciate da ben due giorni e sono ancora viva… Un buon risultato! La traduttrice-che-vien-giù-dai-monti è appena tornata dalla una mini vacanza di Carnevale in cui ha fatto le zia e ho finalmente avuto il responso sulla torta perparata questa domenica! Ho aspettato il critico ufficiale perché il nuovo esperimento non fa parte del mio genere di torte preferite, quindi il mio giudizio non sarebbe stato molto affidabile. Ma prima di passare alla ricetta, permettetemi un appunto…

Chiunque abbia incontrato anche soltanto una volta la traduttrice non può non ricordare il suo sorriso e la sua risata. Sono le due espressioni che illuminano il suo viso per quasi tutte le ore di veglia! E sono anche quelle con cui accoglie la maggior parte delle notizie, che si tratti di una vincita della lotteria, di un regalo, di una nipote che la cancella da Facebook o da una figlia che ne disconosce l’impegno culinario degli ultimi vent’anni… La traduttrice, infatti, ha riso leggendo la descrizione del suo aiuto in cucina e il racconto della sfilza di surgelati che adoravo da piccola – di cui potete leggere nei post precedenti – e ha anche mostrato una buona dose di autoironia nei commenti lasciati. Ma l’altro giorno mi ha fatto chiedere dalla nipotina di cinque anni: «Come faceva la tua mamma a cucinare la polenta?». E in prima persona: «Ma non hai scritto delle cene della musica?!». Insomma, in fondo in fondo mi sa che c’è rimasta male, per questi racconti che non le rendono di giustizia! Così ho deciso di spezzare una lancia in suo favore e raccontarvi quanto amore sia in grado di mettere nei suoi piattini. È vero, non succede spesso che cucini pranzi, cene e dolci per gli amici, ma, quando lo fa, sceglie materie prime di ottima qualità e mette tutto il suo impegno per deliziarli con pietanze fantasiose! Nei primi due anni del mio liceo, un martedì ogni due settimane eravamo solite ospitare la “CENA DELLA MUSICA”, alla quale partecipavano la mia migliore amica con la sua mamma e le nostre insegnanti di violino e pianoforte (qualche volta si è unita a noi anche una simpaticissima arpista). Per queste occasioni la traduttriche-che-ogni-tanto-si-mette(va… ahahahah)-ai-fornelli preparava pietanze buonissime, con una predilezione per il multietnico! Ricordo serate indiane e serate messicane (forse bisognerebbe dire tex-mex)… Un chilli con carne da urlo, con ingredienti provenienti dalla macelleria Coalvi. E naturalmente home made guacamole! Ma non dovete pensare che mettesse il grembiule solo in onore degli ospiti. Quand’ero più piccola, per esempio, mi preparava una squisita torta alla yogurt con il Bimby! E, quando mi faceva le crêpes, le farciva con una grandissima varietà di ingredienti: dal tipico prosciutto-e-formaggio al paté d’oliva, dalla crema al tartufo bianco di Giovanni Rana (ok, non esattamente da puristi, but still…) alla Nutella, passando per la panna montata! Inoltre, preparava una splendida insalatina di spinacini, pancetta e grana… Ed è anche molto brava a fare i risotti! Ricordo ancora il gusto di quello che ha cucinato una sera per me e una sua amica: zucchine e gamberetti, ma sfumato con il vino rosso! In un certo periodo mi preparava addirittura lasagne e pasta al forno… E che dire delle mitiche backed potatoes con tanto di sour cream? Per non parlare della già citata pasta alla carbonara (ora che ci penso, me l’ha cucinata di recente – giusto due o tre anni fa, ma cosa saranno mai in confronto all’età dell’universo??? – e l’ha resa un piatto unico e straordinariamente personale profumando il piatto con qualche goccia del suo sangue… Eh già per amor mio ci ha rimesso anche un pezzo di dito!). E poi, diciamocelo: mica è colpa sua se la sua unica coinquilina è una figlia monotematica, che vivrebbe di frutta, pizza e gelato, no???!!!

 

Allora, traduttrice, così va un po’ meglio?

 

Ma torniamo a noi!!!! Domenica mattina, dopo essere andata a dormire – udite, udite! – alle 05:30 (no, non del pomeriggio, della notte!) mi sono alzata di buona lena al suono della sveglia… Non volevo certo correre il rischio di dover fare la torta in tutta fretta! Così alle 07:00 (oh yeah, non ci facciamo spaventare da niente!) mi sono messa all’opera per preparare la…

 

Domenica 19 febbraio 2012

CROSTATA DI PESCHE E MANDORLE di armoniaincucina (pasta frolla) e Saltando in padella (farcitura)

Per la frolla (la prossima volta raddoppierò le dosi):

200 gr farina

70 gr zucchero

1 uovo

50 ml di olio di semi

scorza grattata di ½ limone (o aroma di vaniglia)

1 pizzico di sale

Per la farcitura:

1 vasetto di pesche sciroppate (o 4 pesche fresche)

3/4 di un vasetto marmellata di pesche

50 gr di mandorle

Mescolare l’uovo e lo zucchero fino ad ottenere un composto spumoso. Aggiungere l’olio. Incorporare la farina, la scorza di limone e il sale. Lavorare con le mani fino ad ottenere un impasto omogeneo. Formare una palla, avvolgerla nella pellicola da cucina e farla riposare un’ora in frigorifero. Dopodiché lasciarla riposare 5 minuti a temperatura ambiente, poi stenderlo. Per semplificare questa operazione può essere utile inserire l’impasto tra due fogli di carta forno. Trasferire il foglio inferiore di carta forno su cui è adagiato l’impasto steso in una tortiera con cerniera. Spalmarvi sopra uno strato di marmellata e coprire con le mandorle tritate. Disporvi le pesche tagliate a fettine a raggiera (dopo averle sciacquate, scolte e asciugate). Coprire con altra marmellata per chiudere i buchi tra le fette. Arrotolare su se stessi i bordi di pastafrolla. Infornare a 170°C per circa un’ora.

Per essere la mia prima crostata, direi…… Non male! Sarà che, a dire il vero, non è esattamente la prima? Qualche giorno fa, guardando vecchie foto, ne ho trovate alcune che mi hanno ricordato che avevo già avuto una passione per la preparazione dei dolci in passato. Ed era proprio in quella fase che la traduttrice-che-non-mi-fa-mai-mancare-nulla mi aveva regalato la splendida teglia in silicone! In realtà, però, quella volta mi ero limitata a una crostata e una teglia di biscotti (anzi, di cookies). Questa foto mi fa molta tenerezza… Il confronto tra la crostata di allora e quella attuale mi fa pensare che forse in questi anni di pausa ho imparato anche senza esercitarmi……… Ahhhhh, che mondo sarebbe senza neuroni a specchio?!

Non so ancora che torta preparerò domenica, ma vedrete che qualcosa dal forno uscirà! Restate connessi!

Un tuffo nel passato

Cari amici blogger, questa mattina ho letto un commento della traduttrice che mi ha fatto venire questa ideuzza……. Vorrei raccontarvi delle passioni gastronomiche della mia infanzia! Una cassettiera enorme, completamente colma di sorpresine (ormai mandate alla discarica), e i racconti della proprietaria del blog testimoniano che il mio primo grande amore sono stati gli Ovetti Kinder! È stata l’altra traduttrice a regalarmi il primo, quando avevo solo otto mesi, e da quel giorno per molti molti anni sono stati una presenza costante nella nostra dispensa! Vi racconterò un aneddoto…

Nel lontano 1992, verybigapple e io abbiamo accompagnato la mitica traduttrice a dare un concorso a Forlì (tralasciamo il fatto che ho preso la pertosse e ho completamente rovinato il vestito scelto per l’occasione, costringendola a presentarsi in jeans…). Mentre stavo giocando nella camera dell’albergo con la zia, quest’ultima ha visto la nostra prode rientrare e ha esclamato: «Vale, è arrivata una sorpresa per te!» Io mi sono fiondata ad aprire il frigorifero; poi, non trovando cosa cercavo, mi sono voltata e, vedendo la traduttrice, ho corretto il tiro: «Ti cercavo nel frigo!».

Mi è stato raccontato che, quando l’anno successivo siamo andati in America, ho vissuto di cioccolato, pizza e banane. Tra i vaghi ricordi di quegli anni c’è poi la tipica colazione estiva, in quel di Sanremo: era una Barchetta Algida. E, sempre a Sanremo, andavo pazza per il “riso mare” (che la traduttrice-da-sempre-molto-spartana mi lasciava mangiare da sola a 11 mesi, stendendo un telo sotto il seggiolone) e le meravigliose lasagne di Peppino, il cuoco dei Bagni Paradiso… Mamma mia, che bei ricordi!!! Un’altra passione dei primi anni di vita sono stati senz’altro i lamponi e le lamponie (more, of course). E che dire della minestrina con le letterine??? Ma i ricordi di quegli anni sono un po’ sfocati. Da quando ci siamo trasferiti a Torino, si fanno più nitidi… Ho progressivamente ampliato la gamma di merendine: da Ovetti e Barrette Kinder dell’asilo a Nutella, Kinder fetta al latte, Kinder Pinguì, gelato Abit crema e cioccolato (che delusione il cambio del formato e, soprattutto, il successivo cambio della formula!!!), gelato Häagen-Dazs al dulce de leche o cookies and cream, Flauti Mulino Bianco, pain au chocolat Carrefour, Kinder Cereali, Kinder Colazione Più, Kinder Paradiso (ma solo a casa dei nonni paterni), Duplo (solo da mio papà), Oro Ciock delle elementari, per arrivare agli ancora più malsani Kinder Bueno, Mars, Twix e Kit Kat delle medie! Durante una spesa all’Iper Coop abbiamo trovato (e prontamente acquistato, scherziamo?!) il barattolo di Nutella da 1 Kg. Ricordo che l’ho posizionato di fianco al divano, con sopra un cucchiaino: lì è rimasto fino ad esaurimento scorte… ma vi assicuro che il suo soggiorno è stato breve! E le caramelle???? Prima quelle che arrivavano clandestinamente da nonna bombo (la traduttrice aveva chiesto alla mia babysitter di Buttigliera di non darmi caramelle, ma quando ho imparato a parlare mi sono tradita da sola… Chissà perché chiamavo la sua mamma “nonna bombo”???), poi le peperite della maestra Giorgy e più tardi taaaaante caramelle gommose! E non potevano mancare PringlesCipster, nuvole di drago e pop corn! Mi sembra ormai chiaro che il junk food ha ricoperto un ruolo fondamentale nell’alimentazione dei miei primi 13-14 anni di vita!!!!!

Ma quello che avevo intenzione di raccontarvi, in realtà, è un’altra cosa. Dovete sapere che grazie alla presenza di una mamma (sì, sempre la traduttrice) molto accomodante ho potuto dar libero sfogo alla mio amore per la routine! Così, quando mi appassionavo ad un cibo (spesso e volentieri un surgelato), lo mangiavo almeno una volta al giorno, fino a quando, da un momento all’altro, l’oggetto del desiderio cambiava. La traduttrice racconta ancora adesso che tendevo a stufarmi proprio quando lei aveva appena fatto una maxi spesa e aveva riempito il frigo o il freezer del prodotto in questione! La cosa particolare è che, al termine del periodo, quell’alimento veniva cancellato dal mio menù. Ci sono piatti che credo di non aver mai più mangiato… Non perché non mi piacciano, anzi! Ma quelle full immersion devono aver saziato la mia voglia di quei cibi per moooooolto tempo. Non sono sicura di ricordarle tutte, ma a grandi linee devo aver attraversato queste fasi (in grassetto le più durature)…

A colazione:

  • Nesquick freddo e Pan di Stelle
  • 1 cucchiaio di Nutella – 3 cucchiai di Nutella – Nutella ad libitum
  • Budino o gelato
  • Tantissimi Pan di Stelle ammollati in po’ di latte, a formare un crema
  • Cioccolato Lindt (mezza tavoletta!)
  • Kinder Bueno e qualche altra merendina o caramella
  • Choco Pops Barchette (al tempo il nome era ancora questo)
  • Panino alla Nutella
  • Panino al cioccolato
  • Latte e cereali

A pranzo e cena (mensa scolastica a parte):

  • Pennette ai 4 Formaggi Findus
  • Bastoncini del capitano Findus
  • Sofficini Findus
  • Pasta alla carbonara
  • Minestrone Findus
  • Uovo alla coque con grissini
  • Pollo alla diavola Findus
  • Budino al cioccolato Elah
  • Frullato alla banana
  • Lasagne Findus
  • Tortellini alla panna
  • Minestrina con panna*
  • Pollo in carcere (pollo infarinato e poi fritto, così chiamato per distinguerlo dal pollo libero, cioè non infarinato) con patatine ciak (patate tagliate a striscioline corte e sottili… perfette per giocare a fare la regista, insieme alla mia migliore amica!)*
  • Pollo alla panna con purea rigorosamente istantanea*
  • Gnocchi alla romana
  • Pasta ai frutti di mare liofilizzata Coop**
  • Piadina con prosciutto cotto e mozzarella**
  • Panatine/Cordon Bleu con crocchette di patate al formaggio (surgelate, ça va sans dire!)
  • Pasta al forno
  • Milanese e patatine fritte
  • Pizza al taglio
  • Insalata di pasta
  • Insalata (sareset – per i non piemontesi valerianella – pomodori datterini, uovo sodo, noci, olio e sale: niente di meno, niente di più!)
  • F R U T T A (in varie combinazioni)

E poi, più o meno occasionalmente:

  • McDonalds!!!!!!!!!!!!! (peccati infantili…)
  • Latte e banane a rondelle
  • Budino Elah
  • Yogurt Müller
  • Gelato confezionato (prima Abit crema e cioccolato, poi Carta d’Or nocciola o stracciatella)
  • Gelato al gianduja di Fiorio
  • Gelato Kinder o variegato alla Nutella della gelateria Frabrizi
  • Hot dog e patatine fritte*
  • Hamburger e patatine fritte*
  • Pizza da asporto (prima di Pizza DOC e poi del mitico kebabbaro)

(Alcuni di questi sono ancora in voga! Dev’essere merito del consumo occasionale…)

…RAGAZZI MIEI, QUANTE COCCOLE, QUANTI VIZI!!!!!!

Sono sicura che la traduttrice apprezzerà il fatto che io vi faccia notare quanti piatti ha cucinato from scratch (o quasi…) con le sue manine per me, ogni giorno, per tanti giorni: pasta alla carbonara, uovo alla coque, tortellini alla panna, gnocchi alla romana, pasta al forno, milanese (naturalmente comprava la carne già impanata, adesso non esageriamo!), insalata di pasta e insalata. Mica da ridere, eh!!!!

Invece, il mercoledì sera, due week end al mese e durante le vacanze, piatti salutari e decisamente più elaborati, preparati dalle sapienti e appassionate mani del mio papà… Secondo voi questa mia recente passione per la cucina nasce in opposizione al disamore per la stessa della traduttrice o si tratta di un’eredità paterna?

 

Se guardo la lista sterminata di merendine e surgelati inorridisco… MAI E POI MAI i miei figli mangeranno queste cose!!!!! Che dite, riuscirò a mantenere questa promessa? Staremo a vedere… Intanto, ridendo e scherzando, sono arrivata a 21 anni ancora tutta intera e secondo me non sono cresciuta poi così male. Quindi grazie, traduttrice, per essere stata la mamma che ho sempre sognato!

Si avvicina domenica mattina…. PRONTI PER LA PROSSIMA BAKING SESSION?!

 

* Il copyright dei piatti contrassegnati non spetta alla traduttrice, bensì alla migliore tata di tutti i tempi!!!

** Semplici ma gustosissimi piattini che un’undicenne terrorizzata dai fornelli riusciva a cucinare in assenza di madre e babysitter.