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Pranzi e cene

Buona domenica, bloggers!!! Ho finito di studiare prima del previsto, così mi regalo un giretto in questo splendido quartiere virtuale! Prima di descrivervi la torta al cocco (che ho fatto stamattina, ma aspetto di assaggiare!) vorrei raccontarvi di alcuni esperimenti salati……

 

Sabato 28 gennaio 2012

COUS COUS

150 g di cous cous precotto

150 ml di acqua

1 carota

½ pomodoro

½ finocchio

1 cucchiaio di fagioli in barattolo

semi di girasole q.b.

semi di zucca q.b.

sesamo q.b.

olio EVO q.b.

sale q.b.

Versare il cous cous in una ciotola, ungerlo con 1 cucchiaio e ½ di olio e aggiungere ½ cucchiaino di sale. Versare l’acqua bollente, mescolare e coprire con il cellofan. Lasciar riposare per 5-10 minuti. Intanto lavare e tagliare le verdure a dadini. Scolare un cucchiaio di fagioli dal barattolo e sciacquarli sotto abbondante acqua corrente. Disporre le verdure e i fagioli in una terrina, condire con l’olio e salare. Aggiungere i semi di zucca, i semi di girasole e il sesamo. Mescolare il cous cous per sgranarlo, poi versarlo sulle verdure e mescolare.

 

Naturalmente le verdure e le rispettive dosi sono arbitrarie, le mie indicazioni si riferiscono semplicemente a quello che c’era in frigo! Ora, non pensate che nel nostro frigo ci sia sempre tutto questo ben di Dio (dico io: una carota, mezzo pomodoro e mezzo finocchio!!!!): era una rarissima coincidenza nata dal fatto che per qualche motivo inspiegabile il giorno precedente avevo deciso di fare l’insalata ed ero andata al supermercato a comprare l’occorrente… Gli avanzi sono finiti nel cous cous! Comunque era buonissimo!

L’altro ieri sera dovevo sfamare un bel ventenne così ho cucinato il…

 

Venerdì 3 febbraio 2012

POLLO CON PANATURA DI PATATINE della leggendaria Benedetta!

400 g circa di fesa di tacchino a fette

30 g di patatine nel pacchetto (ma erano troppo poche, ne sarebbero servite il doppio!)

Tagliare la carne a bocconcini. Mettere le patatine in un sacchetto per surgelati e sbriciolarle con le mani. Impanare la carne nelle patatine, senza aggiungere uova o altro (semplicemente schiacciando bene). Infornare a 180°C per 10 minuti, girandoli a metà cottura.

 

Avrete notato che il pollo si è trasformato in tacchino, ma, si sa, questa casa ha un che di magico! Come dire? Non un piatto memorabile… Mi immaginavo qualcosa di gustosissimo (anzi, “sfiziosissimo”, come dice la nostra beniamina), invece sembrava pollo rosolato in padella con due patatine… Forse se ce ne fossero state di più sarebbe stato un po’ meglio, mah…

Il giorno dopo si è unita anche la traduttrice-in-quel-momento-né-sui-libri-né-ai-fornelli-bensì-in-piscina e mi sono lanciata in una pasta fatta con il Bimby! Come ha detto il mio bello, sembrava di fare una pozione magica!!! Devo dire che dai rumori sinistri che emetteva abbiamo temuto il peggio, invece era buonissima!

 

Sabato 4 febbraio 2012

PASTA E PATATE NEL BIMBY da un cuore di farina senza glutine

250 g di pasta formato tubetti (noi Corallini gluten-free Buonapasta)

250 g di patate

20 ml di olio EVO

625 ml di acqua

peperoncino q.b.

1½ cucchiaini di sale

1½ cucchiaini di passata di pomodoro

Inserire nel boccale del Bimby l’olio e il peperoncino e far andare a 100°C vel.1 per 3 minuti. Aggiugnere le patate pelate e tagliate a tocchetti e far andare a 100°C vel.1 per 5 minuti. Aggiungere l’acqua leggermente tiepida, il sale e la passata di pomodoro e far andare a 100°C vel.1 per 6 minuti. Aggiungere la pasta e far andare a 100°C vel.1 per il tempo di cottura indicato sulla confezione.

 

Come vi ho anticipato, il Bimby sembrava ospitare una battaglia all’ultimo sangue tra l’armata delle patate e l’esercito dei corallini che si lanciavano coraggiosamente in mezzo al fuoco nemico per raggiungere la trincea avversaria e sterminare il quinto battaglione dei tuberi. Temevamo che il Bimby avrebbe ridotto i la nostra pasta in purea e versando il denso composto i nostri timori sembravano fondati… Invece sotto quel mare bollente abbiamo ritrovato i prodi corallini avvinghiati allo scoglio, pronti ad eseguire un ritornato carpiato nei nostri piatti! Il risultato è stato una grande quantità di crema molto densa all’interno della quale affogava la pasta. Il sapore era ottimo e devo dire che anche la consistenza non era male, soltanto che non ha rispecchiato le mie aspettative… Se e quando la rifarò, dimezzerò le dosi di acqua e patate. Ho trovato un’altra ricetta, da cucinare sui tradizionalissimi fornelli, che sono molto curiosa di provare… Vi farò sapere!

Uh, ecco cos’altro volevo dirvi!!! Il blog da cui ho preso questa ultima ricetta è quello di Felix e Cappera, due pioniere nel campo del senza glutine. Non le conosco personalmente, ne ho soltanto letto le vicende girovagando tra i blog gluten-free, ma le stimo tantissimo!!! Quando hanno scoperto di essere celiache, in un tempo in cui quasi nessuno conosceva questo problema, le farine dietoterapeutiche erano poche e disastrose ed esistevano pochissimi prodotti alternativi, Felix e Cappera si sono rimboccate le maniche e hanno intrapreso un lungo cammino di sperimentazione… Con anni e anni di esperienza hanno messo a punto mix di farine in grado di comportarsi quasi come quelle glutinose e hanno collezionato una grande quantità di ricette che ha ispirato moltissimi neo-celiaci che, volenti o nolenti, hanno affrontato i fornelli per la prima volta e hanno finito per appassionarsi così tanto da aprire un proprio blog. Non paghe di tutto ciò, hanno iniziato ad organizzare raduni per famiglie con membri celiaci e corsi di cucina per genitori alle prime armi con le limitazioni imposte dalla dieta. E alla fine… hanno anche pubblicato un libro! Insomma, è anche merito loro se oggi la comunità del senza glutine e così unita e solidale. Pensate che ormai corsi e raduni proliferano grazie al lavoro di moltissimi appassionati che mettono le proprie competenze al servizio di chi è (per il momento) meno abile. Grazie Felix e Cappera e grazie a tutti i blogger gluten-free che, giorno dopo giorno, condividono la propria esperienza con tutti i fruitori della rete!

vegetariana a chi???

Mi scrive un lettore, nonché amico di gioventù: ho visto, ma… qui da noi c’è ancora l’uso del maiale, del manzo, del vitellone e della scottona, per il tacer di capponi, polli, pollastri, galletti e gallinelle, e ancora conigli, lepri (gatti??), cervi, cerbiatti, camosci e cinghiali… Ora le tue ricette hanno certamente un grande valore, dal punto di vista salutistico, ma soffrono un po’ di integralismo vegetariano e rischiano di procurarmi, se adottate e messe in pratica in versione integrale, una ripercussione metabolica di difficile previsione.

Integralismo vegetariano? Santo cielo, ho pubblicato una sola ricetta e per giunta per la prima colazione… Certo, se posso compro uova di galline allevate a terra, e al Girarrosto SantaRita (peraltro squisito) mi rivolgo solo in caso di bisogno. Ma se, cresciuta all’ombra del mattatoio di Torino (vedi il film K-Z), e imparentata con allevatori di maiali in quel di Torrazza Piemonte, non mangio molta carne, non è per animalismo ad oltranza (ahimé, che un po’ integralista mi piacerebbe pur esserlo!) ma semplicemente perché la carne non mi piace quasi mai (fanno eccezione la tartare, la salciccia come si dice da noi, e il vitello tonnato del Crinet).

Ma c’è un piatto di carne a cui sono legata da antico affetto, a sua volta indissolubilmente legato alla poesia di Amy Lowell. E’ il chili con carne della mia maestra, Barbara Lanati. Con lei, nei primi anni ’80 del secolo scorso, e con la mia amica del cuore, abbiamo passato molte e una sera a mettere insieme il libro di poesie nato in seminari di traduzione che nella dedica Barbara Lanati definisce faticosi (ed edito da Einaudi nel 1990).

La sua casa tutta bianca e la sua ottima e per noi esotica cucina, sempre e rigorosamente in tutti i toni del marrone, qualsiasi piatto venisse servito: dall’antipasto al dessert, ci conquistava quanto le sue lezioni ci avevano sedotto negli anni universitari. Più di tutti mi piaceva il suo chili con carne e, per emularla, The Joy of Cooking è stato uno dei primi libri acquistati nei miei anni americani.

qui la ricetta originale; più sotto la mia versione "à la piemontaise"

Per 6 persone

Sciogliere una manciata di pancetta (senza lattosio né glutine, am racomand) per dorare due manciate di cipolla sminuzzata (mia figlia non la digerisce, e neanche lo scalogno, allora uso il cipollotto che le è un po’ meno indigesto).

Aggiungere 350 gr di salsiccia “normale” e 350 di salsiccia di Bra, fatta con carne di bovino, naturalmente liberate entrambe dal budello. Non dimentichiamo che la vera differenza la fa la qualità delle materie prime, io mi affido solo al mio macellaio del consorzio Coalvi, ma non uno qualsiasi: la macelleria di via Garibaldi quasi piazza Statuto.

Saltare la carne finché è dorata, quindi aggiungere una confezione grande di pelati scolati da buona parte del liquido e sminuzzati, con un cucchiaino di zucchero per stemperarne l’acidità, due confezioni di fagioli kidney, 1 foglia di lauro non troppo grande, due buone prese di sale (posso consigliare il sale integrale dell’Atlantico macinato sul momento?) e poi lui, naturalmente, il peperoncino piccante in polvere o chili pepper, o la paprica per una versione leggermente più dolce.

Cuocere e cuocere e cuocere, per un’oretta buona, senza allontanarsi mai troppo, per evitare che attacchi. Dovesse asciugarsi più in fretta, aggiungete ancora un po’ del liquido dei pelati, che avrete tenuto da parte apposta.

Il contorno ideale è il riso bollito 8 – 9 minuti e poi saltato in padella con un filo d’olio in cui avrete mescolato dello zafferano – quello vero, in fili, non quello delle bustine che troppo sovente è mescolato ad altre sostanze – e una bella misticanza “per sgrassare la bocca”, come dicono i nostri vecchi.

Contenti, amici carnivori?

P.S. Non so come abbia fatto – visto che la mia maestra non si collega MAI a internet – ma, mentre parlavamo di case, le ho accennato alla sua ricetta reinterpretata da me e messa online, e lei ha detto: “Hai scordato la sour cream.” Per la miseria , sì: HO SCORDATO LA SOUR CREAM!

Da preparare il giorno prima, o la mattina per la sera: si prenda una confezione di panna da cucina (per gli intolleranti funziona altrettanto bene la panna di soia o quella di riso) e la si versi in una scodella, si aggiunga il succo di mezzo limone e si mescoli abbondamentemente. Si riponga il tutto in frigo e, ogni volta che si passa da quelle parti, le si dia una rimescolata. Sarà perfetta servita a fianco del chili.