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It’s the most wonderful time of the year!

Un altro Natale è trascorso. E non è stato un Natale qualunque: è stato l’ultimo in cui ho spacchettato i doni seduta ai piedi dell’albero accanto alla traduttrice. Dovete sapere che il Natale è la tradizione che amiamo di più… 23 volte ci siamo alzate insieme e trepidanti siamo andate a controllare se fosse passato Babbo Natale; 23 volte il cuore è saltato dal petto in gola vedendo i pacchetti per noi depositati; 23 volte ci siamo riempite di gratitudine verso l’omone vestito di rosso, verso i nostri cari, verso la vita mentre aprivamo i nostri regali; 23 volte ci siamo preparate per il pranzo con i parenti; 23 volte ci siamo sedute attorno al tavolo con loro, abbiamo chiacchierato, riso, mangiato pietanze preparate con tanto amore; 23 volte abbiamo spacchettato altri pacchettini (e pacchettoni). Torino o Bardonecchia, la sostanza non cambiava: io e la traduttrice abbiamo sempre condiviso ogni stante del magico giorno.

Dall’anno prossimo ognuna si sveglierà nella propria casetta. Non posso negare il nodo che si stringe in gola nel pensarci lontane, ma riuscite a immaginare la felicità che provo pregustando il risveglio natalizio insieme al mio principe azzurro? L’anno prossimo aprirò gli occhi insieme a lui e con lui correrò sotto l’albero; l’anno prossimo saranno i nostri cuori a scalpitare vicini al sibilo della carta strappata; l’anno prossimo condividerò il bagno con il principe durante la preparazione per il sontuoso pranzo; l’anno prossimo varcherò con lui la soglia della casa dei parenti; l’anno prossimo sarò seduta accanto a lui durante il pomeriggio di festa; l’anno prossimo con lui saluterò il giorno santo, chiudendo gli occhi nel buio della notte invernale. L’anno prossimo inaugureremo nuove tradizioni, tradizioni destinate a durare una vita. Chissà, cara traduttrice, se festeggeremo insieme con la cena della Vigilia o con il pranzo di Natale? Chissà se apriremo i rispettivi regali la sera, la mattina o nel pomeriggio? Chissà se ci telefoneremo per augurarci buon Natale o se aspetteremo di essere insieme? Chissà. Quello che so è che il Natale resterà per me il giorno più bello dell’anno.

Grazie, traduttrice, di avermi trasmesso l’amore per questa ricorrenza; grazie, traduttrice, di tutti i doni che mi hai fatto e che mi farai; grazie, traduttrice, di essere la mia mamma; grazie, traduttrice, di aver trascorso con me momenti tanto meravigliosi; grazie, traduttrice, di essere serena e entusiasta verso il futuro. E grazie, principe azzurro, di essere disposto a lasciare la terra natia per raggiungere la nostra casetta; grazie, principe azzurro, per i doni meravigliosi; grazie, principe azzurro, per momento trascorso insieme; grazie, principe azzurro, tutti quelli che verranno.

 

Vi saluto con la ricetta dei biscottini che ho regalato ad amici e parenti… L’anno prossimo saranno gluten free!

 

Sabato 22 dicembre 2012

BISCOTTI AL MIELE di GialloZafferano

150 g di burro

1 cucchiaino ½ di cannella

450 g di farina

7,5 g di lievito in polvere

75 g di miele

3 uova

225g di zucchero

Porre tutti gli ingredienti in una ciotola e impastare. Una volta ottenuto un impasto compatto, avvolgerlo nel callophan e riporlo in frigorifero per almeno un’ora. Estrarre l’impasto dal frigorifero e stenderlo aiutandosi con molta farina. Utilizzare coppa pasta natalizi per ritagliare i biscotti. Reimpastare la pasta avanzata e formare altri biscotti. Procedere fino all’esaurimento dell’impasto. Porre i biscotti su una placca da forno coperta da carta forno e infornare a 180°C per 10-15 minuti (serviranno circa 6 teglie, quindi bisognerà fare più infornate). Lasciar raffreddare i biscotti e confezionare i sacchettini.

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Buone feste!

Caffeina!!!

Cari amici bloggers, quanto tempo è passato dall’ultimo racconto culinario!!! È stata un settimana molto intensa, meno male che c’è la… CAFFEINA!!!!!!!!! No, non sono un’amante del caffè, a dire il vero non lo bevo affatto. Ma in questi giorni ne ho assunta una buona dose. Vi chiedete in che modo? Semplice, attraverso una squsitissima torta!!! L’ho preparata, come di consueto, la scorsa domenica mattina. Non le davo molto credito, sia per il fatto che non apprezzo il caffè sia perché ho avuto qualche problemino con la glassa…… A chiamarla glassa ci vuole coraggio: invece di un composto viscoso, ho ottenuto uno sciroppo molto, ma molto fluido. Le ho provate tutte: l’ho raffreddato a bagno maria, l’ho messo in frigo, poi ho deciso di tentare di aggiungere altro zucchero, così l’ho scaldato a bagno maria, per poi riraffreddarlo con la stessa tecnica e metterlo nuovamente in frigo… Niente… Avrei proseguito in questo processo circolare, ma stava diventando di una dolcezza stucchevole, quindi mi sono arresa. Naturalmente, oltre a non acquistare il bellissimo aspetto della foto presente sul blog dal quale ho preso la ricetta, la torta si è imbevuta di caffè zuccherato. Temevo che la consistenza ne avrebbe risentito alla grande, invece il risultato è stato perfetto: una torta morbidissima, con quella punta di umidità che fa proprio piacere! E, anche se per i miei gusti era un pochettino eccessivo, lo zucchero della glassa ha bilanciato l’amarezza del caffè versato in purezza nell’impasto. Secondo la traduttrice (che forse gradirebbe qualche grammo di zucchero in più nelle mie produzioni), il grado di dolcezza era ottimale. Insomma, un successone! verybigapple non è neanche riuscita ad assaggiarla……… Mi sa che mi toccherà rifarla!

 

Domenica 18 marzo 2012 di Passione Dolci e Torte Salate

TORTA AL CAFFÈ

300 g di farina

80 g di zucchero

50 ml di burro

2 uova

240 ml caffè ristretto

120 ml di latte (di soia)

1 pizzico di sale

1 bustina di lievito in polvere per dolci

Per la glassa:

100 g ca. di zucchero a velo

50 ml di caffè ristretto

Sbattere le uova con lo zucchero fino ad ottenere una crema soffice. Aggiungere l’olio, il caffè freddo e il latte. Incorporare la farina e il sale. Infine, unire il lievito. Infornare a 180° per 30 minuti circa, lasciando la torta nel forno spento per ancora 5 minuti. In una ciotola, unire il caffè caldo e lo zucchero a velo, mescolando energicamente. Lasciare raffreddare affinché si addensi. Porre la torta su un foglio di carta forno e distribuire uniformemente la glassa con una spatola. Prima di servire, aspettare che la glassa solidifichi.

Mannaggia a sta presentazione, non ce la posso proprio fare…

Nonostante il massiccio consumo di torta, questa settimana – in tutti i giorni in cui ho potuto – alle 22:00 ero nel mondo dei sogni da un bel po’… Ne devo dedurre che non sono soggetta alla caffeina o i 3 dl presenti nella torta non sono tanti quanti mi sono sembrati mentre continuavo a riempire la moka monoporzione???!!!

Questo week end finalmente riposo! (Chiaramente non ci si può far mancare un po’ di studio: è geneticamente impossibile se ci si chiama valemariasole.) Domani è già domenica, e ho in programma una vera chicca…!

 

Tornate presto a trovarci (anzi, prestissimo, perché fra 25-26 ore sarò già all’opera)!!!

Julie, Julia & Rossella

L’idea mi è venuta nell’ultimo viaggio in India, in aereo, guardando il film Julie & Julia. Perché non fare anch’io un blog come quello di Julie (o era Julia?). Certo dovrei trovare il libro giusto, uno che mi faccia venire voglia di cucinare anche solo per me. E diciamo una ricetta alla settimana, visto che è raro che di questi tempi trovi il tempo di cucinare più spesso.

Poi i paesaggi indo- nepalesi hanno spinto il pensiero – che ancora non era un progetto – sul back burner, come si dice in inglese, e me ne sono completamente dimenticata, finché alla libreria Coop ho visto Il gusto della Gioia, scritto da una delle cuoche della comunità di Ananda. Ananda Assisi è uno dei primi posti in cui ho fatto “servizio”, lì si chiama karma joga. Uno offre un po’ del suo tempo per fare quel che serve e in cambio ha vitto e alloggio e la possibilità di accedere alle attività della comunità nel tempo libero. Io facevo l’interprete e un po’ di cucina. Mi piace cucinare per tanti. Sono le cenette a due che mi mettono in crisi. In genere restano avanzi per qualche settimana.

Così ho comprato il libro e ho pensato di aprire questo blog in cui avrei documentato una ricetta alla settimana: ce ne sono 150 a base di seitan, tofu e germogli (e un capitolo sul digiuno). E mentre studiavo se cominciare con un centrifugato, o decisamente dal digiuno (incipit originale per un blog di cucina), mi sono chiesta se 3 anni di sano vegetarianesimo spirituale non avrebbero rischiato a lungo andare di alienarmi il grande pubblico… mmmhhh… e il progetto è tornato sul back burner.

Ma un bel mattino, trascinandomi in cucina mezza addormentata verso il miraggio della mia colazione Budwig, lo sguardo mi è caduto sulla libreria: in fondo ho 2 metri e 40 di libri di cucina collezionati negli anni, qualche classico tipo The Joy of Cooking di Irma S. Rombauer, molti etnici, la Grande enciclopedia illustrata della gastronomia del Reader’s Digest, il ricettario dell’olio Carli, chili di schede di Elle in varie edizioni europee, to name a few… e poi ho lavorato qualche anno con Suor Germana! Perché non spiluccare qua e là?

Ecco, comincio oggi, e comincio proprio da lei: la crema Budwig. L’ha inventata una dottoressa tedesca, Johanna Budwig, negli anni ’30 e l’ha pubblicizzata un’altra dottoressa, una russa emigrata in Svizzera durante la rivoluzione, Catherine Kousmine. Entrambe erano convinte che il cibo fosse la miglior medicina e non solo come prevenzione. Ho scoperto questa ricetta per la prima colazione nel mio primo viaggio nell’Himalaya (e sull’aereo, per restare in tema, quella volta avevo visto Ratatouille), me l’hanno insegnata due amici siciliani. Potrete facilmente scoprirne le virtù nutritive in rete.

Qui la mia versione. Occorrente: un macinino da caffè, un frullatore, un cucchiaio e un coltello, una coppetta o scodella. Si fa tutto a crudo.

Macinare: un cucchiaio di semi di lino (indifferentemente dorati o scuri), un cucchiaio di cereali (ripeto CRUDI, può essere riso, avena, miglio, quinoa… meglio non il grano che può dare intolleranza; il mio preferito è il grano saraceno) e un cucchiaio di semi oleosi (noci, nocciole, arachidi, pinoli, semi di girasole, di zucca…).

Frullare insieme a: un vasetto di yogurt, una banana (o in alternativa un cucchiaino di miele) 100 gr di frutta (una mela, una grossa pesca, una pera, fragole, frutti di bosco, albicocche, kiwi, frutta tropicale…), e il succo di mezzo limone, o compreso di buccia se è biologico (dà un gusto piacevolissimo).

L’ideale è variare gli ingredienti. Per chi è intollerante al latte animale (come me) basterà sostituire il latte o yogurt di soya (che hanno simile apporto di proteine e carboidrati), i celiaci useranno cereali privi di glutine, chi è allergico alle noci potrà trovare i semi che meglio gli si confanno. Al posto dello yogurt si può alternare l’uovo oppure il tofu. Sperimentando con vari cereali e frutta di stagione si otterrà una crema dal sapore sempre diverso.

Gli esperti consigliano di non prendere i semi di lino per più di sei mesi consecutivi, sostituendoli per un mese con l’olio di lino. Questo naturalmente solo se prendete la crema Budwig ogni volta a colazione.

I primi giorni la preparazione potrà essere un po’ lunga (anche un quarto d’ora), ma prendendoci la mano, in cinque minuti avrete pronta una colazione da re e regine. Da accompagnare con una bevanda calda: del mate, un buon tè (mai provato il tè bianco?), o il caffè (io prediligo l’Illy in questo periodo). E se siete in vena di esperimenti, provate ad aggiungere una punta di cannella macinata al caffè già nel filtro della caffettiera.